La legge "anti-moschee" varata al Pirellone modello per il governo

L'ipotesi per il "contratto" fra Lega e 5 Stelle: le norme regionali base di quelle nazionali

La legge regionale lombarda come modello per quella nazionale. È più che un'ipotesi: la cosiddetta «anti-moschee» potrebbe essere la base dell'intervento normativo previsto dal contratto Lega-5 Stelle. Certo, la cosa potrebbe creare imbarazzi ai grillini, che in Lombardia erano contrarissimi. Il necessario dietrofront pentastellato tuttavia, sarebbe probabilmente l'unico ostacolo per un'operazione del genere, anche perché la legge 2/2015 ha passato quasi indenne il vaglio della Corte costituzionale, attivata dal ricorso del governo Renzi, che aveva condiviso la linea «barricadera» adottata anche dal Pd lombardo. La Consulta, sollecitata, aveva esaminato la legge e la sentenza, due anni fa, non aveva smantellato affatto le norme della «legge-Beccalossi» se non in due passaggi, uno relativo alle telecamere delle forze dell'ordine e l'altro al lavoro di vaglio di una commissione regionale. Dunque la «anti-moschee» - partita come suggerisce il nome dall'intenzione di introdurre una disciplina ad hoc - era stata incardinata come un provvedimento di natura urbanistica (per questo l'aveva «battezzata» l'allora assessore al Territorio, Viviana Beccalossi). E in quei paletti tecnici non era stato ravvisato un conflitto col diritto di esercitare il culto.

Ora, cosa dice il programma del governo Lega-5 Stelle? Innanzitutto stabilisce che anche per ragioni di sicurezza è necessaria una «normativa ad hoc», e qui vengono indicati su imam e fondi contenuti paragonabili a quelli contenuti nel Protocollo firmato al Viminale fra il ministro Marco Minniti e le associazioni islamiche. Secondo obiettivo previsto dal contratto sono «strumenti adeguati per consentire il controllo e la chiusura immediata di tutte le associazioni islamiche radicali nonché di moschee e di luoghi di culto, comunque denominati, che risultino irregolari». Ed è a tale riguardo che si cita l'adozione di una «specifica legge quadro sulle moschee e luoghi di culto». Proprio qui potrebbe entrare in gioco la legge-Beccalossi: «Sono orgogliosa di quella legge - dice l'ex assessore oggi consigliere regionale, che col il ministro dell'Interno Matteo Salvini è da sempre in ottimi rapporti- Salvini in più di un'occasione l'ha presa come esempio. Mi auguro che la usi come punto di partenza e di riferimento, anche perché la legge equipara centri islamici e moschee».

Il Comune di Milano intanto ha varato il suo piano, che prevede sei moschee ed è scritto in ossequio alla legge regionale. «Adesso bisogna vedere se passarà - riflette Beccalossi - anche perché sarà sottoposta alla Vas, che è un po' come un referendum, dato che tutti possono presentare osservazioni». Il piano comunale delle attrezzature religiose passerà al vaglio regionale. «Non esprimo al momento alcun giudizio politico - ha detto l'attuale assessore regionale Pietro Foroni - anche se, non è difficile comprendere la mia posizione certamente molto critica». Foroni ha anticipato comunque che il Pirellone «verificherà, come sempre, con la massima e scrupolosa attenzione, la corretta applicazione delle normative regionali».