«Legge su unioni di fatto» Pisapia va fuori registro e anche il Pd ora lo frena

Dalle colonne di Repubblica lancia il «modello Milano» per governare il Paese. E dalla sua pagina Facebook già dal mattino il sindaco invitava ieri i supporter a collegarsi dalle 16.30 con la diretta streaming dal consiglio comunale. In onda «la discussione sul registro delle coppie di fatto». Evento epocale? Persino la sua maggioranza riporta Giuliano Pisapia (nella foto) sulla terra. Ieri a parole, oggi con i voti visto che comincerà la discussione sugli emendamenti per modificare un testo che è già povero di contenuti. E c'è già l'intesa bipartisan sulla correzione che attirerà le contestazioni dell'Arcigay, ieri in aula con una delegazione silenziosa: dal regolamento sparirà la parola famiglia. Una richiesta del Pdl (quattro consiglieri, Gallera, Tatarella, De Pasquale e Pagliuca, approveranno anche la delibera) e sia Pd che Sel hanno garantito il voto a favore, magari con qualche distinguo tra i Democratici. Il presidente di Arcigay Milano Marco Mori ha dichiarato «offensivi gli emendamenti che tolgono il termine famiglia dalla delibera, è chiaro che se il registro non ne parlerà includendo anche le persone omosessuali, non solo non sarà uno strumento di reale disponibilità per i cittadini, ma di fatto perderà anche qualsiasi valore simbolico». La capogruppo Pd Carmela Rozza ribatte secca, «non prendiamo ordini dalla Curia ma neanche dall'Arcigay». Anche se pure il vicepresidente Pd Ivan Scalfarotto ieri in aula ricorda che «il registro faceva parte del programma elettorale e anche il Pd è stato votato su quella base. Milano arriva con il registro dopo 82 Comuni sia almeno all'avanguardia, vuol essere capitale europea o provinciale?». Ma il nodo famiglia non sarà l'unico a mettere in imbarazzo la sinistra con i suoi elettori. Sono una cinquantina in tutto gli emendamenti depositati in aula, 21 della Lega, 20 del Pdl, tre dal Pd. E l'asse bipartisan tra i cattolici del centrosinistra e l'opposizione si rinsalderà anche sul tema delle nozze e delle adozioni per le coppie gay. Il Pd Andrea Fanzago invia il messaggio alla sinistra radicale: «Voterò con il Pdl gli emendamenti che bocciano anche in futuro i matrimoni gay, non pensi qualcuno che il registro sia la scorciatoia per arrivare ad un rito. Già il regolamento è totalmente inutile, si metta pure questa “bandierina”, io mi asterrò dal voto, ma non ce ne saranno altre». Benché la capogruppo Anita Sonego, arrivata in aula con la t-shirt «Love is a human right», l'amore è un diritto dell'uomo, ha anticipato che il tema delle nozze è solo rinviato a dopo l'estate. Favorevole il grillino Calise, che provoca i cattolici del Pd, al «rispetto serio del loro programma».
Il tema divide anche il Pdl, con i 4 liberal che voteranno la delibera. Ma il gruppo è compatto su un pacchetto di 20 emendamenti che in sintesi chiedono di eliminare la parola famiglia, bocciano le nozze gay, inseriscono il criterio dei 3 anni di convivenza. Sulla stessa linea la Lega. Il Pd dopo le polemiche della Curia sul rischio poligamia chiede di precisare che il regolamento riguarda solo la coppia, elimina lo «sviluppo» di iniziative a favore delle unioni di fatto, chiede la presenza contestuale della coppia per cancellarsi dal registro e il Comune non solo «può» ma «deve» controllare l'esistenza della coppia. «Non si può aspettare che questo Governo si occupi di diritti civili, ma è certo che dovrà farlo la coalizione che vincerà le prossime elezioni» detta la linea Pisapia. Ma il «modello Milano» è una scatola vuota.