"Lei chiedeva aiuto e gridava disperata. Poi quel tonfo sordo"

Il racconto dei testimoni dell'omicidio-suicidio: "Non la dimenticherò mai, non voleva morire"

«Ho sentito delle urla di richieste di aiuto: era la voce di una ragazza quella che gridava. Così ho chiamato la polizia. Poi ho sentito la ragazza gridare «noooo!» e un tonfo sordo: non so perché ma in qualche modo era chiaro che era non c'era più niente da fare. E che era una tragedia. Due famiglie distrutte... Come faranno ad andare avanti?».

È agghiacciante il racconto della signora bionda che si sposta i capelli dietro le orecchie per nascondere il suo turbamento. Ieri mattina in via Novaro 16 - un bellissimo condominio di otto piani con le tende arancioni ai balconi e il rivestimento in legno lucido sui muri abitato da 63 famiglie - erano molti i visi scuri e gli occhi rossi. Non è facile accettare che un ragazzo di 20 anni e la sua ex fidanzata 19enne muoiano in un omicidio-suicidio facendo un volo di trenta metri giù dal balcone dell'ottavo piano. Tuttavia è proprio quanto è accaduto lunedì sera intorno a mezzanotte e mezza in questa strada di periferia tra Affori e la Comasina. Le vittime sono Pietro Di Paolo, un ventenne di origine brasiliana che abitava nello stabile con la madre e la sorella e che già un anno fa aveva cercato di togliersi la vita e la sua ex fidanzata, la 19enne Alessandra Pelizzi. Il ragazzo ha tentato di riconquistare la sua «Ale» e, dopo una cena con un'altra coppia, è rimasto solo con lei che, ormai, gli voleva bene come a un fratello. Il rifiuto di riallacciare la relazione deve aver innescato uno sconforto e un malessere che il ragazzo aveva manifestato anche in altre occasioni, in particolare per la sua condizione di giovane adottato da genitori che avevano poi divorziato. Già un anno fa, infatti, era rimasto in bilico sul cornicione ed era stato salvato per un soffio dalla polizia. Una bravata? Forse. Non gli era andata giù la bocciatura al liceo scientifico Carducci? Nel luglio scorso aveva conseguito infine la maturità ma sembra non avesse voglia di iscriversi all'università.

«Lui ha cercato di buttarsi nel vuoto, lei voleva fermarlo, si vedeva bene - insiste un'altra vicina -. Poi, mentre lei chiamava aiuto, l'ha quasi abbracciata e trascinata giù con sé... Non dimenticherò mai quella ragazza che gridava “Nooo”: strappava il cuore, lei non voleva morire».

Un solo tonfo, un volo di 30 metri e nove piani: Alessandra è morta sul colpo; Pietro alle 7.30, all'ospedale San Gerardo di Monza.

Mentre la madre di Pietro sfugge ai cronisti e la sorella esce di casa con vistosi occhialoni neri in viale Zara, dove Alessandra abitava con i genitori (era figlia unica) c'è solo la portinaia. Racconta che la ragazza, dopo aver frequentato il liceo classico all'istituto salesiano Sant'Ambrogio Opera Don Bosco, stava per frequentare l'università e proprio stamattina (ieri per chi legge, ndr) sarebbe andata a iscriversi. «Era una giovane solare, aperta, piena di vitalità ed educatissima - spiega la donna tra le lacrime -. Di recente si era tagliata i capelli ed era diventata ancora più carina. I suoi genitori? L'adoravano, due persone per benissimo, due lavoratori, per loro la figlia era tutto. Io l'avevo vista proprio nel pomeriggio, allegra e contenta come sempre. Questa disgrazia ha lasciato tutti distrutti, gli amici, e soprattutto ha preso tutti di sorpresa, nulla faceva pensare che potesse accadere una cosa simile».