L'elezione controvoglia della Città metropolitana

Vince il Pd, sei seggi vanno al centrodestra. Ma un politico locale su tre ha disertato le urne

Maria Sorbi

Che il voto per rinnovare i membri della Città metropolitana non scuotesse gli animi dei cittadini ce ne eravamo accorti. Ma che nemmeno i votanti (cioè sindaci e amministratori locali) fossero particolarmente coinvolti è un po' meno scontato. Eppure domenica si sono presentati alle urne solo 1.510 consiglieri sui 2.025 attesi: un'affluenza pari al 74,6%, dieci punti percentuali in meno rispetto alle elezioni di due anni fa. Una disaffezione che la dice lunga su come vanno le cose in via Vivaio, l'ente «fantasma» che ha ereditato i debiti delle province e che fatica ad affermarsi.

La maggioranza dei seggi è andata al centrosinistra che nel consiglio metropolitano si aggiudica 14 banchi su 24. Tra di loro anche i «milanesi» Paola Bocci, Elena Buscemi, Bruno Ceccarelli, Arianna Censi e Beatrice Uguccioni, gruppo Pd.

La lista di centrodestra Insieme per la città metropolitana, formata da Fi, Ncd e Fratelli d'Italia, ha ottenuto sei seggi: sono stati eletti Vito Bellomo, sindaco di Melegnano e sostenuto dall'ex vicepresidente regionale Mario Mantovani, Vera Cocucci, consigliere di Mediglia e appoggiata dall'assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera, Antonio Di Lauro, consigliere di Cinisello Balsamo, appoggiato da Fabio Altitonante e Pietro Tatarella, Graziano Musella, sindaco di Assago vicino a Mariastella Gelmini, Marco Ballarini, sindaco di Corbetta vicino all'europarlamentare Stefano Maullu e Luciano Guidi, consigliere a Legnano di Area popolare. La Lega Nord ha ottenuto due seggi, il Movimento 5 stelle ha avuto un solo seggio. «Le elezioni della Città Metropolitana sono una cartina tornasole importante per valutare la salute delle amministrazioni milanesi - commenta Pietro Bussolati, segretario metropolitano del Pd - Eleggiamo amministratori competenti, di tutte le sfumature politiche del centrosinistra e del Pd, tante donne e tanti giovani abituati al gioco di squadra. Un'altra vittoria alla milanese che coniuga innovazione e unità, qualità e contenuti».

Si leva qualche sassolino dalla scarpa Sante Zuffada, senatore lombardo di Forza Italia: «Nonostante i soliti giochetti di palazzo, le promesse di prossime improbabili candidature, le nomine dell'ultimo minuto ad inutili ruoli, con i risultati delle votazioni alla Città Metropolitana vincono gli amministratori liberi e forti che hanno deciso di premiare la militanza, anche confermando l'impegno di quanti, da anni, lavorano sul territorio, a favore della nostra gente. D'altronde il consenso sul territorio non si improvvisa e non si dispone. È una lezione di politica da non dimenticare, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti e delle attribuzioni di responsabilità all'interno della compagine metropolitana».

Si spera che con questa nuova tornata, la Città metropolitana affronti con più incisione le sfide dei prossimi anni: sul piatto ci sono questioni chiave come il tema dei profughi, le problematiche relative alla scuola e al trasporto dei disabili, l'ambiente. E la creazione delle basi di quella Grande Milano di cui il sindaco (di Milano è della città metropolitana) Giuseppe Sala si è spesso riempito la bocca durante la campagna elettorale. Resta irrisolto il problema dei soldi, sempre troppo pochi per poter governare seriamente. Ma nessuno sa destreggiarsi tra i fondi che scarseggiano come i sindaci dei comuni dell'hinterland.