Lella Costa e Calabresi amore in «Nuda proprietà»

Una commedia che fa sorridere piangendo, miscela comicità a pensiero profondo. Racconta la paura delle emozioni, del tempo che passa, del ritrovarsi soli. E del rifugio nell'ironia e gioco: ottimo scudo contro la malinconia. È «Nuda proprietà» con Lella Costa e Paolo Calabresi, in scena fino al 16 marzo, al Teatro Carcano (ore 20.30).
Il testo è tratto dal romanzo «Piangi pure» di Lidia Ravera e diretto da Emanuela Giordano, un romanzo che ha vinto il premio Stresa Narrativa 2013. I due protagonisti, Iris e Carlo, hanno superato i sessant'anni. E sfidano le convenzioni innamorandosi, lei per prima. La casa in nuda proprietà è tutto ciò che Iris, donna vitale ma incasinata, possiede. Decide di vendere l'appartamento, con lei dentro. Lui, Carlo, è uno psicanalista ironico, intelligente, brillante. Tutto ha inizio con una stanza in subaffitto che Iris offre a Carlo, sfrattato del pianoterra e malato di cancro. Nella vicenda s'intrufolano il miglior offerente dell'appartamento e una nipotina squinternata come la nonna.Il motore della commedia è l'innamoramento che spinge i due a condividere il pezzo di vita che rimane (Carlo è molto malato), l'affronteranno con l'ironia di chi accetta la fragilità umana: una volta scoperta, tanto vale scherzarci sopra. È la prima commedia di Lella Costa, e prima produzione che la porta in scena accanto a Paolo Calabresi. Lui ci scherza sopra, «io sono il stato il topolino da esperimento», alludendo al fatto che la Costa è donna da monologhi, ma con lui ha azzardato un lavoro condiviso. Ravera spiega che è stata «lei, Iris in persona ad avvisarmi che nel romanzo era contenuta una commedia, un duello in dieci quadri, fra un uomo e una donna, che poteva essere estratto dal libro e messo in scena. Ci siamo rivolte a Emanuela Giordano e a Lella Costa. Lella, spiritosa e serissima,impegnata e leggera, allegra benché intelligente, libera dentro, ha risposto subito ed è entrata in Iris con la grazia dei talenti naturali. Calabresi è perfetto nei tempi, nel timbro, nei sottotesti, nei silenzi».
Le scene, curate da Francesco Ghisu, prevedono una casa che è nudo spazio, essenziale. Come scarne sono le musiche di Antonio Di Pofi.