Il Leoncavallo resta abusivo Dimissioni e caos a sinistra

Dopo il flop sulla delibera per regolarizzare il centro sociale il capogruppo di Sel lascia, nella maggioranza volano gli stracci

Il Leoncavallo fa perdere la testa ai vendoliani. Ieri mattina un amareggiato capogruppo di Sel in consiglio comunale Mirko Mazzali ha dato le dimissioni da capogruppo appunto. Dimissioni respinte dalla coordinatrice metropolitana Anita Pirovano: «L'annuncio delle tue dimissioni rappresenta un fulmine in un cielo tutt'altro che sereno cui potremmo far seguire un temporale di dimissioni a catena». Non si arrende Pirovano, che chiede a Mazzali «di continuare a lavorare per questa delibera tanto quanto per tutte le altre che sono e saranno portate in consiglio. Senza classifiche o presunte priorità». A perdere la testa, in realtà, è la maggioranza che si è scoperta più debole e divisa che mai, tra lanci di accuse reciproche, sfide incrociate, botta e risposta al vetriolo. A scatenare la guerra civile la mancata approvazione della delibera urbanistica sul Leoncavallo, che avrebbe dovuto essere votata entro ieri, pena il decadimento dei termini dell'accordo. Dopo settimane di tentennamenti, tentativi di rimettere in riga i non pochi contrari anche nel Pd, il rimpallo di responsabilità tra consiglio e giunta, il pressing del centro sociale e dei vendoliani sul presidente del consiglio, e l'ostruzionismo dell'opposizione che ha inchiodato ai banchi i consiglieri per settimane, ieri l'accordo politico benedetto dal sindaco tra maggioranza (senza Sel) e opposizione ha fatto slittare la discussione.

«Quando squadra perde allenatore se ne deve andare, diceva il grande Boskov. La delibera Leoncavallo non solo non è stata approvata entro il termine, ma non è stata nemmeno discussa - scriveva Mazzali in mattinata - nonostante una lunga istruttoria nelle commissioni e nonostante ci fosse tutto il tempo. Evidente la sconfitta del capogruppo di Sel, che credeva e crede ancora fosse una delibera utile anche per tutta la città». Mazzali si lancia in un durissimo j'accuse contro il presidente dell'aula Basilio Rizzo (sinistra radicale) che si è sempre detto contrario allo scambio visto come un «regalo» alla famiglia Cabassi, reo di non aver voluto forzare la mano e contingentare i tempi. «Una vittoria di chi era contrario alla delibera - scrive -una vittoria dell'asse Rizzo-De Corato. Proprio perché contrario, quello che ritenevo essere il Presidente di tutti i consiglieri doveva fare il possibile per fare discutere la delibera, ha preferito nascondersi tra le pieghe dei regolamenti». Non si scompone Rizzo: «Ho fatto solo il mio dovere, la delibera era in consiglio da un mese e nessuno ha chiesto di anticiparne la discussione, eppure quante volte è stato fatto!». La sua versione è un'altra: «Si è scelto di fare così perché nessuno si è voluto assumere la responsabilità di quella delibera». Tradotto: i mal di pancia nella maggioranza andavano nascosti. «Si è costruita questa versione per avere qualcuno con cui prendersela, nemmeno la giunta ha voluto prendere posizione!». «Il mio appello è questo: superare l'ideologia perché ai cittadini interessa solo il recupero dei luoghi della città» l'intervento a gamba tesa dell'assessore all'Urbanistica Lucia de Cesaris. Tanta di metterci una pezza il segretario metropolitano Pd Pietro Bussolati: «Non è un bene per la città che non si sia arrivati ad affrontare una delibera importante come quella sul Leocavallo. Sono certo non mancheranno occasioni per discuterne in Consiglio».