Leoncavallo spa, un affare milionario

In tempo di crisi nera, c'è «un'azienda» che va a gonfie vele. Benvenuti alla Leoncavallo spa, florida attività che solo nel 2012 ha registrato entrate per un milione e 190mila euro. Un business da fare invidia a qualsiasi piccolo e medio imprenditore della zona. Il segreto degli incassi a sei zeri? Basta non pagare l'affitto e investire appena 42mila euro (messi regolarmente a bilancio tra le uscite) per le spese processuali. Per pagarsi, insomma, un bravo avvocato che porti avanti il tira e molla con il Comune e che eviti all'infinito lo sfratto. Forti di dati tanto positivi, i leoncavallini tornano a chiedere di essere regolarizzati: «La precarietà è un limite per le nostre attività. Basterebbe un atto del Comune a costo zero». L'avvocato Mirko Mazzali, consigliere di Sel, chiede la regolarizzazione «come regalo di Natale» in cambio del suo en plein di presenze a Palazzo Marino. «Non provate a fare blitz - insorge Riccardo De Corato (Fdi) - in caso ho pronto un esposto alla magistratura».
Oggi, in teoria, è in programma l'ennesimo sgombero del centro abusivo. I tentativi di liberare i capannoni autogestiti hanno superato quota 30 ma non se ne è mai fatto niente. In via Watteau in mattinata arriverà l'ufficiale giudiziario, e consegnerà l'ordinanza di sfratto.
Il lavoro dell'azienda da oltre un milione di euro all'anno non si ferma. Andando a vedere i bilanci del passato, la situazione è pure migliorata: in media il Leonka fatturava 500mila euro, di cui 80mila reinvestiti in progetti vari. Nel 2012 gli incassi sono raddoppiati e, da bravi «imprenditori», i leoncavallini hanno anche aumentato gli investimenti: 515mila euro per i progetti culturali, 7mila per la comunicazione, 80.800 euro per la solidarietà, per un totale di uscite pari a 1,2 milioni.
Se non fosse stato per un furto dalle casse (40mila euro) il bilancio avrebbe anche chiuso con segno più. Invece il rosso si attesta a 16.900 euro. Un passivo da nulla, che tanti imprenditori in questo momento cambierebbero volentieri con quello delle loro attività. Le 645.362 sottoscrizioni hanno salvato i bilanci dello spazio pubblico autogestito, che è riuscito addirittura a incassare 1.600 euro di «5 per mille». Mentre ieri è stato sgomberato il «mini» centro sociale di via Arbe (chiamato dagli abusivi Officina dei beni comuni), c'è solo un'altra attività in grado di fare concorrenza al Leoncavallo: la premiata ditta Macao, che prosegue la tradizione dei «maestri dell'abusivismo» nei locali dell'ex macello di viale Molise dove è in pianta stabile dal giugno del 2012. Là di bilanci non si parla ancora ma si sovvenzionano i progetti con vari escamotage. Un esempio? Le lezioni di tango. Per partecipare non si chiede una quota di iscrizione (per gli alternativi è così volgare parlare di soldi) ma si elencano le cosiddette «quote di complicità»: dai 5 agli 8 euro a testa. Di queste quote il 30% servirà a finanziare progetti, acquistare materiali e sistemare lo spazio. Abusivo pure quello.