Dal Leonka al Lirico: 40 anni di occupazioni diventate un diritto

Lunedì ha compiuto 13 anni. Lunedì il coordinamento dei collettivi studenteschi «festeggiava» l'anniversario del centro sociale Cantiere con l'occupazione del teatro Lirico (per protestare contro i test Invalsi). Abbandonato ieri sera. Teatro finito nel mirino un paio di anni fa di un'altra okkupazione importante, quella del collettivo di artisti Macao. Il 15 maggio 2012 i Lavoratori dell'Arte indicavano la storica sala di via Larga come l'obiettivo per la propria «rivalsa» dopo lo sgombero della Torre Galfa e che si concluse con l'assalto al settecentesco palazzo Citterio a Brera, abbandonato da 40 anni. «Evidentemente con la giunta Pisapia si sentono legittimati a occupare la cosa pubblica con senso di impunità e appoggio delle istituzioni. Povera Milano» commentava Stefano Bolognini, assessore lumbard alla sicurezza della Provincia. E in effetti, anche ieri il sindaco è rimasto a guardare. Brucia ancora agli abitanti di piazza Carbonari l'occupazione di un'ex palazzina della Regione durante i «No expo days» (2-4 maggio) la tre giorni organizzata dal coordinamento San Precario, No tav, No Expo, No canal e autonomi. Il risultato? Notti in bianco per i residenti, musica assordante fino a notte fonda, sporcizia, degrado e sì, anche dibattiti. «Pisapia si svegli dal complice sonno e intervenga, collaborando con le forze dell'ordine, per riportare tutto alla normalità. Basta - tuonava Silvia Sardone, consigliere di zona 2 (Fi) - con queste deprimenti dimostrazioni di forza che squalificano non solo i protagonisti dell'occupazione ma l'intera città e l'amministrazione».
Benvenuti a Milano, crocevia di autonomi migranti che si spostano da una parte dall'altra della città, con tutte le loro vettovaglie. La causa dei traslochi qualche sgombero spot che si conclude molto spesso con una nuova occupazione messa a segno in meno di 24 ore. Un esempio? Il collettivo Macao, sgomberata la torre Galfa dopo quindici giorni di occupazione, che ospitò in assemblea addirittura Giuliano Pisapia, si spostò a palazzo Citterio per poi trasferirsi in pianta stabile nelle palazzine dell'ex Macello in viale Molise 68. Stesso discorso per Zam, Zona Autonoma Milano, che cacciato dalla periferica Barona ha preso casa in centro. Dal 24 maggio si è sistemato in via Santacroce in una ex scuola media. Come nel caso di viale Molise, anche qui la proprietà è pubblica o meglio comunale, ma Palazzo Marino non sembra preoccuparsene. E dire che residenti, consiglieri comunali, commercianti di corso di porta Ticinese, continuano a chiedere con ogni mezzo che la scuola di fronte a Sant'Eustorgio venga liberata.
Così è volato un anno e l'Sms, Spazio Mutuo Soccorso, la palazzina di piazzale Stuparich è ancora in mano al collettivo Cantiere. Paradossale - o meglio esemplificativa della realtà meneghina - la vicenda dell'Ardita Pizzeria del Popolo in via Cola di Rienzo: occupata nel 2013, viene sgomberata ma dopo cinque giorni viene presa nuovamente. «L'avevamo promesso: non avremmo ceduto, né in quel momento, né in futuro. Siamo tornati per restare, perché quello che è cominciato non deve rimanere soffocato sotto la polvere di un edificio nuovamente deserto, perché dove loro distruggono noi ricostruiamo» il tono delle dichiarazioni degli autonomi. Allontanati ad aprile, si prendono lo spazio di via Watt che battezzano Latteria occupata. E così via la storia dei vagabondaggi di autonomi e anarchici milanesi si ripete pressoché con lo stesso cliché dal lontano 1976 quando venne occupata in via Conchetta la palazzina del Comune. Ovviamente ancora in mano agli anarchici. Così indisturbata si svolge la vita nei centri sociali: concerti, birre, cene e panini, senza emettere un solo scontrino. Ah dimenticavamo: il sindaco Pisapia, aveva promesso anche la legalizzazione del Leoncavallo, un centro sociale che ha fatto storia (anche giudiziaria) della città. E con l'aria che tira di sicuro la benedizione arriverà.