«Il Leonka? Non ha mai occupato»

Per il vicesindaco il centro sociale era autorizzato: «Non lo sloggeremo neanche durante la gara per gli spazi»

«Qui sono e qui resto» è lo slogan che campeggia sul sito internet del centro sociale Leoncavallo. Uno slogan benedetto dal Comune, che entro il 30 aprile dovrebbe riuscire, nonostante un numero di emendamenti «a tre zeri» minacciato dal centrodestra, ad approvare in Consiglio la permuta dello stabile di via Watteau, di proprietà della famiglia Cabassi, con due stabili comunali, in via Trivulzio e via Zama. Lo scambio di immobili darà il via alla «fase 2», la regolarizzazione del Leonka. E il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris nell'ultima Commissione prima della battaglia in aula, ha risposto a Riccardo De Corato (Fdi), Pietro Tatarella (Forza Italia) e Matteo Forte (Polo dei milanesi) che i leoncavallini «non saranno allontanati neanche nel periodo-ponte tra la permuta e il lancio della gara per assegnare lo spazio». Non saranno sloggiati perchè, scopriamo dopo vent'anni, «sono entrati con l'accordo dei proprietari e non con un atto di violenza, lo ha confermato anche il questore di allora Paolo Scarpis, quindi non siamo in presenza di uno stabile abbandonato». Condizione che permetterebbe («e lo abbiamo fatto altre volte») di lanciare un bando anche se l'immobile non è libero da cose e persone. Il centrodestra sostiene che associazioni interessate «potrebbero avere paura a ispezionare lo spazio» assicura che «non ci saranno problemi di accesso o sicurezza». Anche se personalmente il vicesindaco non è mai stato al Laonka, neanche per le valutazioni tecniche («le fanno i periti»). Su quella economica invece il Comune viene attaccato da Fi, Lega e Fdi - Riccardo De Corato e Marco Osnato si sono presentati con il bavaglio sulla bocca perchè sono state negate audizioni con Asl, Arpa e tribunale - e la cifra del «regalo al Leonka» stampato sulla t-shirt: 5,727 milioni, il valore dell'ex cartiera stimato dall'Agenzia del territorio. Ma il vicesindaco tiene a ribattere alle accuse che vengono da sinistra, quelle del presidente del consiglio Basilio Rizzo che boccerà la delibera perchè contesta uno sbilancio di 400mila euro a favore del privato, dovuto al mantenimento della destinazione produttiva che fa salire il valore dell'area in via Watteau. «Per il controllo e gli sgomberi di via Zama e via Trivulzio, in questi anni sono “ballati“ più di 400mila euro. E la destinazione produttiva ci permetterà di vendere bene in futuro, se vorremo, e non esclude che siano avviate dal gestore start up o altre attività» sostiene il vicesindaco. Sarà. «Infilandoci in una questione tra Leonka e Cabassi creiamo un precedente pericoloso - osserva Fabrizio De Pasquale (Fi) - il vostro pagamento di una cambiale elettorale rischia di mettere in crisi il Comune, anche in futuro». La permuta è «un favore frettoloso alla sinistra radicale» conferma la coordinatrice Fi Mariastella Gelmini. E al direttivo Pd due sere fa anche l'ex assessore Stefano Boeri è tornato ad alzare sospetti: sul prezzo dell'operazione, sulla «poca chiarezza su chi si farà carico dei costi di bonifica» e su tempi e contenuti del bando. Veleno per veleno, il vicesindaco ribatte che è stato «messo in minoranza» e suggerisce di «chiedergli piuttosto cosa intenda fare con Macao». Battuta che assegnerebbe a Boeri una regia sull'occupazione dello spazio Sogemi in via Molise.