Letta: «Porteremo l'Expo da Obama»

Con i mocassini neri ancora sporchi di fango, il premier Enrico Letta dice sorridendo che il cantiere dell'Expo e il commissario Giuseppe Sala «sono promossi». E brucia tutti anticipando che il governo organizzerà tre giorni di eventi a New York in occasione dell'assemblea generale dell'Onu il 24, 25 e 26 settembre. «Incontreremo capi di Stato e ministri - ha spiegato Letta accompagnato dal prefetto Francesco Paolo Tronca e dal sottosegretario Maurizio Martina -, ma grandi imprese anche americane che ci potranno aiutare». Perché questa è ormai considerata «una grande occasione che dovrà far crescere il Pil, creare posti di lavoro e dare un'immagine positiva dell'Italia nel mondo. E Dio sa quanto di questi tempi ce ne sia bisogno». Alle sue spalle le campate del ponte griffato Infrastrutture lombarde che collegherà Molino Dorino con l'Autostrada dei Laghi e più dietro il milione di metri quadrati su cui cardo e decumano divideranno i padiglioni delle diverse nazioni e i cluster tematici. Al lavoro, solo per le infrastrutture, già 700 persone che diventeranno 850 a fine settembre per decollare con chi lavorerà ai padiglioni fino a 4mila nel 2014.
Soddisfatto Sala che ha sottolineato come ormai «l'Expo sia entrata in una fase estremamente operativa» e alla vigilia della consegna dello spazio per il Padiglione Italia. Ed entro fine anno toccherà ai lotti di altri trenta Paesi. Poi Letta ha declinato la fitta agenda Expo che oltre alla trasferta all'Onu e alla consegna dei terreni, prevede per il 20 settembre un incontro con le parti sociali per stabilire regole e flessibilità per i contratti dei lavoratori da impiegare nei mesi precedenti e nei 184 giorni dell'evento. E il 3 e 4 ottobre l'annuale meeting dei Paesi partecipanti a cui il premier Letta ha promesso di intervenire «per dare chiaramente il senso, se ce ne fosse ancora bisogno, che il governo è impegnato pancia a terra: la consideriamo la grande scommessa nazionale». Tappe forzate che fanno bene, dato che secondo Letta «le scadenze aiutano sempre gli italiani a dare il meglio».
Abbandonato il cantiere di Rho-Pero alle porte di Milano tra le autostrade A4 e A8, Letta si è spostato nella sede di via Rovello dove ha incontrato il governatore Roberto Maroni, il sindaco Giuliano Pisapia, il presidente della Provincia Guido Podestà e il presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli. «Abbiamo scalato la montagna - dice Pisapia all'uscita - adesso il percorso è in discesa e quindi siamo convinti che Expo sarà un grande successo non solo di presenze, ma anche di nuova occupazione e di sviluppo economico per Milano, per la Lombardia e per l'intero Paese». Per Sangalli «un impatto che dal 2012 al 2020 significherà 25 miliardi di euro di produzione, 199mila unità di lavoro aggiuntive e 10,5 miliardi di valore aggiunto». Ottimista Maroni che ha riconosciuto «un impegno forte del governo», ma ha sottoposto a Letta le «criticità legate alle infrastrutture, in particolare la Rho-Monza e la Arcisate-Stabio che sono opere strategiche». Suggerendo che sui terreni sarebbe bello «costruirci poi una cittadella olimpica, per dare a Milano l'Olimpiade». Letta? «Non mi ha detto di sì, ma nemmeno di no».