L'ex monella dell'arte «arreda» il Diurno

Le opere dell'inglese Sarah Lucas negli spazi retrò dell'albergo di Porta Venezia

Francesca Amè

L'attesa c'era e Sarah Lucas, già ragazzaccia dell'arte, oggi fisico da tipica signora inglese che non bada troppo alla piega e all'abbigliamento, non si è fatta attendere. Ieri mattina c'era anche lei, sebbene per una visita veloce e un po' infastidita dai troppi flash, all'inaugurazione del «Innamemorabiliamumbum», scioglilingua tutto scritto in maiuscolo che gioca sui termini «memorabilia», ricordi, «mum», mamma in inglese, e «bum», fondoschiena. È il progetto espositivo concepito dall'artista per la Fondazione Trussardi e Miart, tra i più attesi di questa densa settimana dell'arte contemporanea a Milano. Siamo sotto piazza Oberdan, negli spazi suggestivi dell'Albergo Diurno Venezia, progettati da Piero Portaluppi negli anni Venti, poi a lungo abbandonati e da un anno recuperati, riaperti al pubblico e valorizzati dal Fai. La cattiva ragazza si «appropria» per il fine settimana dei vecchi bagni pubblici in un intervento di grande effetto (oggi e domani, ingresso libero, info su miart.it). Oltre 5mila le richieste di visita giunte solo ieri: sold out immediato. L'ex monella degli anni Novanta che, alla corte di Damien Hirst, scuoteva la scena dell'arte con turbolente creazioni capaci di alimentare la fama maledetta dei Young British Artist, non è rimasta indifferente al fascino decadente e decò del Diurno. Dove erano stati creati servizi di cura e benessere come barbiere, parrucchiera, manicure, sportello bancario, lavanderia e stireria.

C'era persino la filodiffusione radiofonica: particolare che non è sfuggito a Sarah Lucas. Stasera il musicista (e suo compagno) Julian Simmons si esibirà in un concerto davanti alle sue opere. La mostra, con la curatela di Massimiliano Gioni e Vincenzo De Bellis, conferma ciò che ci si aspettava da lei: opere che mettono alla berlina il nostro comune sentire. «Mi piace giocare con gli stereotipi sessuali: sono solo dei costrutti e piuttosto fragili». In un video l'artista massaggia con le uova un uomo. Al centro del salone ci si imbatte in un'enorme scultura fallica e nelle varie salette installazioni provocatorie fatte di stracci, collant, uova (simbolo della fecondità e del femminile), attributi maschili trasformati nei lavandini, lavatrici, stracci, wc trasparenti, scarpe col tacco. «Quando l'arista è entrata in questo spazio ne è rimasta impressionata racconta Beatrice Trussardi -: vi si è immersa, per concepire opere uniche. È stata una produzione rapida». Se i temi sono simili a quelli messi in mostra all'ultima Biennale di Venezia, in cui Lucas rappresentava l'Inghilterra, lo spazio intimo del Diurno, un po' umido, così pieno di storia e, come spiega Gioni, «capace di muoversi tra il sottile confine tra il privato e pubblico», è la cornice perfetta per le creazioni di Lucas. Ogni sua opera è un esplicito invito a liberarsi di timori e stereotipi e di pretendere il diritto alla rappresentazione, ciascuno come meglio crede, della propria fisicità.