«L'ex Stalingrado? Dormitorio di Milano»

Di Stefano punta su lavoro e sviluppo: «La città deve tornare ad attrarre»

«Non mi sorprende che il sindaco di Milano intenda venire a Sesto per fare campagna elettorale, in versione tutor, per Monica Chittò. Per il Pd la nostra città è considerata un quartiere dormitorio, un satellite del capoluogo da depredare e utilizzare come gigantesco albergo diurno a buon mercato per quanti vanno a lavorare a Milano». Lo sfidante del centrodestra Roberto Di Stefano ironizza sulla passerella elettorale di Beppe Sala domani in piazza Petazzi per supportare la candidata renziana. «Il ballottaggio a Sesto sarà delicatissimo - aveva ammesso Sala di fronte al risultato decisamente poco brillante della Chittò il giorno dopo il voto -. Mi recherò a Sesto nei prossimi giorni per darle una mano». E l'avversario Di Stefano, che ha solo quattro punti di distanza dalla sindaca uscente, fa presente che «qualsiasi sviluppo autonomo e di competitività per Sesto è osteggiato da Sala e dalla sinistra. La Sesto che io voglio, ed evidentemente anche gli elettori, è una città che torni ad essere capitale del lavoro e della produzione, sede di imprese, attrattiva per i giovani talenti». Poi non manda a dire a Sala che «piuttosto che fare campagna elettorale per il Pd sarebbe meglio che si preoccupasse di sanare la triste situazione in cui versa la Città metropolitana». L'ex Provincia rischia il default, c'è un buco di settanta milioni. «Il giorno del ballottaggio i cittadini sapranno riconoscere chi tutela gli interessi di Sesto e chi semplicemente la vuole sfruttare».

E ci sono contatti in corso in questi giorni tra Di Stefano e Giampaolo Caponi, il candidato del polo civico che ha raccolto circa il 24% delle preferenze, superando a sorpresa anche il 5 Stelle Antonio Foderaro che secondo alcuni sondaggi poteva arrivare persino al ballottaggio. Per ora Di Stefano e l'ex sfidante centrista con cui si era schierato anche Stefano Parisi si sono sentiti solo telefonicamente, oggi potrebbe esserci un incontro. Si capirà nelle prossime ore se porterà o meno ad un apparentamento. Comunque vada, Di Stefano crede nella possibilità di segnare «un'impresa storica», scippare Sesto alla sinistra dopo 72 anni di governo. «I sestesi sono stanchi, il Pd aveva preso il 46% al primo turno nel 2012 e ora supera di poco il 30. C'è voglia di cambiamento».

ChiCa