Una lezione per tutti gli elettori

È decisamente molto «educativo» quanto è accaduto e sta accadendo agli ex occupanti abusivi di via Lecco. L’entrata in scena, nel senso più teatrale di queste parole, del presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, ha un senso e un peso politici perfettamente definiti. Il beau geste di aprire le porte dell’aula consiliare di Palazzo Isimbardi ai 178 extracomunitari che, come afferma il questore Paolo Scarpis, rifiuterebbero anche 178 suite di un albergo di prestigio, non è un gesto umanitario come cercano di spacciarlo i centrosinistrini provinciali bensì una vera e propria tassa che Filippo Penati deve pagare a Rifondazione per avere l’appoggio dei comunisti su altre vicende, dalla Serravalle in giù.
La legalità, che dovrebbe essere un bene primario per qualsiasi istituzione, non ha alcun valore; quello che conta è strizzare l’occhio alle frange più estreme della sinistra: autonomi, no global, centri sociali, anarchici che della legalità si fanno un baffo. È un tranello per Ds e Margherita, in cui diessini e margheritini cadono o con un’ingenuità sconcertante o per calcolo, finendo però col dare sempre più peso alla minoranza di Rifondazione e rendendo sempre più ingovernabili le istituzioni che loro dovrebbero governare.
Cofferati, che evidentemente è più furbo o più disinteressato di Penati, in questo tranello non è caduto ed è andato avanti per la sua strada senza dare valore alle proteste e alle minacce dei comunisti cui se si molla un dito si è poi costretti a concedere l’intero braccio, se basta. Il problema è che Cofferati deve governare una città, la deve far funzionare, la deve far progredire. Penati ha sotto di sé un ente, la Provincia, che molti considerano inutile e che comunque non governa su niente e su nessuno. Lo ha capito anche lui, tanto è vero che sta cercando di trasformare Palazzo Isimbardi in una finanziaria, ma per riuscirci ha bisogno dell’appoggio di Rifondazione comunista.
E quindi cede su altre questioni, come la legalità e come la correttezza istituzionale. Già, perché da quest’ultimo punto di vista quello di Filippo Penati è stato uno sgarbo di enormi proporzioni. È entrato scorrettamente in una questione che non lo riguardava, né il Comune, né il prefetto gli avevano chiesto una mano, prima offrendo agli extracomunitari una scuola di proprietà di Palazzo Marino che gli era stata data in gestione perché la trasformasse in un istituto tecnico (cosa che non ha mai fatto) poi decidendo di ospitare i 178 immigrati nell’aula consiliare di Palazzo Isimbardi. Come dire: con un po’ di buona volontà i problemi si risolvono ma Albertini questa buona volontà non ce l’ha e quindi vi lascia in mezzo a una strada. In parole povere è come se per spegnere un incendio i pompieri buttassero benzina sul fuoco.
Ma, al di là delle chiacchiere o dei beau geste che cosa offre realmente, di suo, la Provincia per risolvere il problema dei 178 profughi? Niente, zero. Del resto un esempio delle buone intenzioni e degli interventi inutili di Palazzo Isimbardi si era avuto già con il problema dei Rom: dichiarazioni di fuoco contro la «cattiveria» del Comune e del sindaco, promesse di interventi risolutori e poi? Poi niente, zero.
La morale di questa vicenda è semplice e non è nuova. Ds e Margherita senza Rifondazione non possono governare perché non hanno i numeri per farlo. Ma Ds e Margherita con Rifondazione non possono governare perché i comunisti non glielo consentono. Se lo ricordino i milanesi quando andranno a votare per scegliere il nuovo sindaco.