Via libera della Zona 2 al «laboratorio creativo»

Mentre i Subsonica martedì sera suonavano dalla terrazza in piazza Duomo, tenendo 60mila persone col naso all'insù, i centri sociali sotto il palco davano un altro spettacolo. Hanno acceso le torce e srotolato un lungo striscione: «Zam e Lambretta non si sgomberano». Lo Zam è sotto sfratto, dopo un anno di proteste dei residenti alle Colonne di San Lorenzo, il Comune si è convinto a chiedere lo sgombero dalla ex scuola elementare. La «scusa» ufficiale, per non fare uno sgarro ai no global, è l'inagibilità dell'edificio. E proprio ieri sono spuntate le linee guida per assegnare l'immobile «a scopi sociali, culturali e educativi». Il trasloco non dovrebbe tardare. La sinistra difende a spada tratta il Lambretta, che ha già festeggiato il secondo compleanno nelle villette Aler di via Apollodoro, anche qui lo sgombero è annunciato da mesi ma la polizia non si è ancora vista. E gli occupanti si permettono di provocare fino all'ultimo la proprietà, invitando gli ospiti ad appendere messaggi di ringraziamento ad Aler per l'«ospitalità». I centri sociali fanno i padroni in città. Si prendono i palazzi, non pagano l'affitto e guadagnano da cene e concerti «tax free» che disturbano i quartieri. Tant'è, il Comune studia i cavilli per regolarizzare i no global e concedere fuori dai bandi spazi pubblici e privati attualmente vuoti. Non solo ai centri sociali, per fortuna. Anche se i destinatari del piano illustrato ieri sera a comitati e associazioni riunite alla Fabbrica del Vapore da Paolo Limonta, braccio destro del sindaco e delegato ai rapporti con la città, rischiano di essere i soliti noti. All'appello di ieri sera hanno risposto gli esponenti di Arci, Lambretta, Zam, Macao. Proprio il collettivo che occupò la torre Galfa e da due anni è in pianta stabile all'ex macello di viale Molise ha lamentato l'impossibilitå di partecipare a bandi. L'idea: sfruttare il metodo dell'istruttoria pubblica. In pratica i cittadini (in questo caso gli occupanti) sottoporrebbero i progetti alla giunta che dovrebbe impegnarsi a votarli in giunta o in consiglio. Già con i bandi, in questi anni, i pluripremiati sono stati l'Arci e Milly Moratti, a meno di due anni dalla fine del mandato la giunta Pisapia prova a passare all'assegnazione diretta. La filosofia di Limonta è chiara: «ci sono troppi spazi pubblici e privati in città che rimangono vuoti e degradati per anni, vogliamo recuperare questi spazi e restituirli alla città. Come? É un percorso che iniziamo ora con la raccolta delle proposte e proseguirà anche dopo l'estate. Vorremmo che a questi tavoli arrivassero a sedersi anche altri attori istituzionali». Due su tutti: «Aler e la Regione, che hanno molti negozi sfitti in città. Potrebbero essere assegnati con un affitto a scalare ai giovani imprenditori». Viaggia già sui binari giusti, riferisce, il dialogo con Grandi Stazioni per recuperare il rilevato ferroviario della stazione Centrale. Quasi 40mila metri quadri degli ex magazzini raccordati, vuoti da oltre dieci anni. Diverse associazioni del quartiere si sono unite e hanno lanciato una petizione per rivitalizzare lo spazio. «Grandi Stazioni ha aperto un dialogo, penso che troveremo un accordo» afferma Limonta. «Il Comune potrebbe affidare spazi alle Zone e loro ad associazioni a fronte di progetti» ipotizza. L'«utilizzatore finale» del meccanismo ci sembrano ancora i centri sociali. Assicura che non sono la priorità. Anche se negli spiragli della legge o copiando altri Paesi si «può trovare il modo per regolarizzare occupazioni storiche».