Libri, esami e hashish: nel cortile della Statale il mercato della droga

Arrestati due pusher che stazionavano nella «Legnaia» Ad acquistare studenti ma anche clienti esterni all'Ateneo

Paola FucilieriIl rettorato, com'era prevedibile, ha offerto piena disponibilità. Un mercatino di droga all'aperto, pur allestito tra gli splendidi cortili della Statale, non è certo un'«opera meritoria» di cui un ateneo si possa fregiare. Così, a smantellarlo, ci ha pensato la polizia, per l'esattezza gli investigatori del commissariato «Centro». Arrestando in via Festa del Perdono i due balordi che tiravano le fila dello spaccio, un italiano di 26 anni e un tunisino 39enne. Il primo a essere stato individuato venerdì scorso è stato l'italiano che, perquisito, aveva addosso 22 grammi di marijuana, 14 grammi di hashish e 180 euro. Nel corso di un'ulteriore perquisizione nel suo appartamento, sono stati sequestrati altri 104 grammi di marijuana che il giovane custodiva in un barattolo, una scatola di colore rosso contenente un panetto di hashish di un etto e un minuscolo bilancino di precisione. Mercoledì, invece, in un secondo intervento del commissariato «Centro» all'interno dell'università, i poliziotti hanno seguito il tunisino che spacciava e hanno deciso di intervenire non appena le condizioni di affollamento del cortile dove vendeva solitamente la droga - soprannominato dagli studenti «la Legnaia» - lo hanno consentito. Dopo aver consegnato 7 grammi di hashish a un cliente italiano, lo spacciatore, nonostante avesse davanti a sé i poliziotti, ha tentato invano di disfarsi di un pezzetto di 6 grammi hashish gettandolo in un cestino. Anche lui addosso aveva delle banconote di piccolo taglio, 355 euro.Gli investigatori hanno così appurato che lo spaccio non era rivolto solo ed esclusivamente a studenti dell'ateneo ma, proprio grazie all'isolamento dei cortili di questo luogo centralissimo e teoricamente frequentato solo da chi vuole studiare, anche a clienti esterni. «Siamo abituati a considerare i luoghi dello spaccio sempre legati alla movida o, comunque, a posti e a persone sordide - ci spiega uno dei maggiori esperti delle dinamiche del mondo degli stupefacenti, il direttore del Dipartimento dipendenze dell'Ats (Azienda tutela salute) città metropolitana di Milano -. Non vogliamo renderci conto che i pusher non hanno le fattezze prodotte dal nostro immaginario e che lo spaccio si fa dentro tutti i luoghi di aggregazione: università, sxcuole in genere, ambiti lavorativi, stadi. Inoltre è vero che hashish e marjiuana sono le sostanze stupefacenti più diffuse, ma le stesse persone che te le procurano, riescono a procurati una fascia molto più ampia di tante altre sostanze».«Siamo passati dalla droga uguale male assoluto - prosegue Gatti - a droga uguale a possibilità, perché ormai siamo culturalmente predisposti a pensare purtroppo che spacciare sia normale. Tutto ciò avviene perché siamo vittime di un mercato molto ben organizzato e potente che sa fare comunicazione, distribuzione. Vengono arrestati i terminali, come questi due spacciatori in Statale? Sì, ma l'organizzazione che c'è a monte resta molto forte, è un mercato diffuso che cerca di raggiungere tutti noi».«Svegliamoci - conclude Gatti -. Non vediamo che intorno a noi c'è diversa gente che non sta bene, con squilibri eclatanti e improvvisi, che non dorme regolarmente, ha il tono dell'umore alterato, così come la capacità di concentrazione? Sono persone che hanno diminuito le loro possibilità e invecchiano prima, quando va bene. Quando va male partono vere e proprie epidemie di sostanze, quindi le emergenze. E solo allora, purtroppo, si inizia a lanciare l'allarme e a fare qualcosa. E spesso è troppo tardi».