Limiti ai centri commerciali, incentivi ai prodotti lombardi

Sarà valutato quanto verde viene «mangiato» dalla realizzazione del centro commerciale. Sarà contabilizzato il personale assunto (e dopo anche controllato). Sarà misurato quanto spazio viene dato ai prodotti tipici lombardi. E saranno incentivati i cosiddetti centri commerciali «naturali» ovvero quelli che si inseriscono fianco a fianco ai negozi invece che in mezzo a lande desolate. E i nuovi grandi insediamenti non saranno decisi dai singoli Comuni ma da tutta l'area interessata. Sono questi alcuni dei punti tratteggiati dalla giunta regionale che condizioneranno l'apertura dei prossimi grandi poli commerciali in Lombardia. Le nuove linee di indirizzo sono state presentate ieri mattina dal presidente della Regione Roberto Maroni e dall'assessore regionale al Commercio Alberto Cavalli in un incontro dopo la riunione della giunta. Ora il provvedimento dovrà essere approvato dal consiglio regionale. Obiettivo: l'approvare il tutto entro la fine dell'anno. «Il 31 dicembre scadrà la moratoria sull'apertura di nuovi centri commerciali», ha detto Maroni, che ha sottolineato di non essere «ostile alle grandi strutture di vendita» ma queste «non devono uccidere» il piccolo commercio. La moratoria decisa dall'aula lombarda nella concessione di nuove autorizzazioni per l'apertura dei centri è stata infatti l'occasione per avere il tempo di fare un monitoraggio si queste strutture sul territorio. Una sintesi racchiusa in una corposa relazione di circa 200 pagine, illustrate ieri. Il dato non è incoraggiante. E dimostra tutta la crisi del settore. Nel 2012 sono infatti scomparse in Lombardia ben 2120 imprese commerciali al dettaglio che diventano 5.424 considerando il commercio nel suo complesso. Non solo. Il ridimensionamento del lavoro autonomo è stato forte, dirottato verso quello dipendente che registra una percentuale di impiego del 63 per centro a fronte di un dato nazionale del 58 per cento. In forte espansione anche la cassa integrazione. Nel 2012 rispetto all'anno precedente le ore di Cig straordinaria e in deroga sono aumentate: sono state il 39,3 per cento in più nel commercio all'ingrosso e il 21,6 per cento in più in quello al dettaglio. La grande e media distribuzione hanno superato per la prima volta il commercio di vicinato per quanto riguarda la superficie occupata: oltre 9 milioni di metri quadri di vendita contro i 7 milioni di metri quadrati dei negozi lombardi.
D'altronde è proprio qui, in Lombardia, che è presente quasi un terzo di tutti i grandi ipermercati d'Italia. Che comunque registra cali del fatturato e anche dei consumi (-5%). Ma d'altra parte sono stati evidenziate anche le caratteristiche di chi è riuscito a resistere alla crisi. A partire da questa fotografia, le linee guida proposte dalla Regione che possano «creare quel giusto ed equilibrato rapporto - ha detto il governatore Maroni - tra le grandi strutture di vendita e il piccolo commercio». «Bisogna aumentare la tutela del suolo agricolo ed effettuare valutazioni sull'impatto del traffico oltre a monitorare gli impegni occupazionali dei nuovi centri» ha spiegato l'assessore. Cavalli ha anche prospettato un impegno maggiore nella tutela della qualità e dei marchi regionali, anche in vista di Expo 2015.