Linate, lo scalo dei jet privati issa la bandiera argentina

L'aeroporto vip di Milano Linate - lo scalo di aviazione generale dal quale decollano i jet privati e i passeggeri più importanti - cambia bandiera e issa quella argentina. La società concessionaria Ata (società appartenente all'Acqua Marcia di Francesco Caltagirone Bellavista, gruppo oggi nelle mani di un liquidatore giudiziale) è infatti stata venduta a Corporacion America, la holding dell'imprenditore argentino di origini armene Eduardo Eurnekian. Alla gara hanno partecipato anche la Sea e i fondi Vei Capital e Anvm associati; Corporation America sborserà una cifra che è stata indicata tra i 25 e i 30 milioni per un bene che lo scorso anno ha fatturato intorno ai 20 milioni di euro, con una redditività lorda molto elevata, 3,8 milioni. Lo scalo-vip di Milano è il terzo in Europa per dimensioni di traffico e questo, volendo, può essere considerato un parametro di ricchezza dell'area milanese. Qui sono previsti investimenti di 20 milioni nell'arco dei prossimi cinque anni. Oltre a Linate, l'Ata gestisce i voli privati anche a Malpensa, Venezia, Ciampino e Catania.
Eurnekian, 80 anni, è proprietario di 51 aeroporti: tutti quelli argentini, più quelli di Montevideo (Uruguay), di Brasilia, di Ierevan (Armenia). Da tempo sta puntando agli scali italiani. Finora ha acquistato solo i diritti a Trapani, mentre è pronto a partecipare alle gare di Genova, Palermo, Salerno. L'imprenditore argentino in passato ha già avuto due relazioni di rilievo con il trasporto aereo italiano, e con Milano in particolare. Nel 1998 la Sea acquistò, direttamente e indirettamante, il 36% di Aeropuertos Argentina, per l'equivalente di 25 milioni di euro, diventando socia di Corporatin America nella gestione di quegli scali. Un capitolo non del tutto felice, che fu chiuso in due fasi, nel 2004 e nel 2011, con la cessione della quota proprio al socio Eurnekian, per un totale - secondo le notizie riportate allora sulla stampa - di 22,7 milioni di euro.
Nel 2004 Eurnekian fu indotto a investire nella già compromessa compagnia italiana Volare, basata a Malpensa, ma nel giro di pochi mesi il vettore fallì ed egli si trovò a fare i conti con una perdita stimata in 40 milioni e in fastidiosi strascichi giudiziari, nei quali fu seguito - altra liaison aeroportuale - dall'avvocato Giuseppe Bonomi, ex presidente della Sea e dell'Alitalia.