L'infinita guerra dei Roses tra il chirurgo e l'avvocato

In questura ormai non ne possono più di quei due che almeno una volta alla settimana litigano, si rinfacciano reciproche infedeltà, si mettono le mani addosso e poi chiamano il 113. E spesso quando arriva la volante la coppia si scaglia contro gli agenti. In particolar modo lei, che sembra usi un linguaggio non propriamente da Accademia della Crusca. Minacciando ogni volta denunce «perché io sono un avvocato». Già perché non si tratta di due «coatti» qualsiasi: lei è appunto un legale e lui un chirurgo plastico. Accumunati da un carattere e dir poco fumantino e poco incline alla mediazione che li porta a scontri fisici tra loro ma anche e querele per aggressioni, minacce, lesioni e quant'altro.
L'ultimo intervento risale a venerdì pomeriggio quando tra i due scoppia un duello rusticano a colpi di cocci di bottiglia e coltello, concluso con entrambi i contendenti feriti e medicati dal 118. La rissa scoppia poco dopo le 18 quando il chirurgo, 49 anni, irrompe a casa dell'avvocato (46 anni)in via Solari. Dunque neppure due ragazzini. Tra la coppia esplode subito il consueto «litigio settimanale». Lui le rimproverà di avere degli amanti, lei replica per le rime accusandolo di farle un sacco di corna. Stando al racconto della donna, il primo a perdere le staffe sarebbe stato l'uomo che inizia a devastare l'appartamento, mandando in frantumi quanto gli capita a tiro. Tra i vari oggetti anche una bottiglia poi impugnata per il collo e usata come nelle peggiori risse da osteria. Il chirurgo mena fendenti come un matto, ferendo la donna alle braccia, al petto e al collo. Ma il sesso debole questa volta non ha di che dolersi, perché lei afferra un coltello e risponde colpo su colpo, ferendolo alle braccia e al petto. Poi la solita telefonata al 113 per la tristemente attesa di una puntata di questa «guerra dei Roses» in salsa meneghina.
Arriva la volante e gli agenti come sempre vengono affrontati a male parole, soprattutto da lei che minaccia di querele e denunce perché, a suo dire, gli agenti non si starebbero comportando nel modo dovuto. Come spesso capita i poliziotti fanno finta di non sentire, altrimenti sai i processi per oltraggio a pubblico ufficiale, e si limitano a far intervenire il 118. Lui finisce al San Giuseppe in codice giallo, ma è talmente grave che quando vede la fila al pronto soccorso se ne va con le sue gambe. Lei inizialmente la butta sul melodrammatico, pretende un'ambulanza che poi manda via appena arrivata.
I due, sono «vecchie conoscenze» dell'Ufficio prevenzione generale, dove ormai non ne possono più anche perché quello dell'altra sera è «solo» il terzo intervento nel giro di un mese. E neppure il più burrascoso. Ad aprile infatti ce ne volle per calmarli, anche perché irascibili da sobri, quando bevono diventano davvero irrefrenabili. E quella sera avevano bevuto di brutto. Anche in quell'occasione, la più aggressiva è stata proprio la donna che dopo l'esordio canonico «sono un avvocato» si è messa a fare le pulci agli agenti contestando modalità di intervento poco ortodosse da sanzionare con implacabili ricorsi all'autorità giudiziaria. Che puntualmente non arrivano. Anche perché poi riserva le denunce solo al fidanzato. Che così risulta pure «pregiudicato» dopo alcune condanne per minacce e lesioni. Lui, almeno da questo punto di vista, sembra più remissivo: nessun ricorso al giudice ma solo, tristemente, alle mani.