L'iniziativa Bombolette spray in azione

A sorvegliare i lavori in corso c'è Davide «Atomo» Tinelli, lo storico consigliere-graffitaro di Palazzo Marino. É stato per tredici anni in carica sui banchi di Rifondazione, mentre non c'è l'ha fatta a rientrare come candidato di Sel x Pisapia nel 2011. Ieri mattina dirigeva le operazioni del «Bridge Festival». Otto artisti sono stati scelti per dare (gratis) una veste nuova a due ponti del Naviglio Pavese. Tutti all'opera per 3 giorni con le bombolette spray. É la rivincita della «street art» contro le polemiche sui graffiti e tag che imbrattano i muri della città. L'iniziativa ha il patrocinio del Comune e il benestare della Soprintendenza per i beni architettonici. Il ponte di via Lagrange è stato dipinto da quattro milanesi, Marco Teatro, Paolo «Pao» Bordino, noto per aver trasformato i panettoni di cemento in «pinguini urbani», Mork e Alessandro Crowley. In via Pavia si sono scatenati l'americano Augustine Kofie, il milanese Teo «Moneyless» Pirisi, SeaCreativee (Varese) e Andrea «Kiv» Marrapodi (Roma).
Non basta che l'associazione nazionale antigraffiti, la stessa che organizza i cleaning day e va nelle scuole per educare i bimbi al rispetto del bene pubblico, o il capogruppo di Forza Italia Fabrizio De Pasquale in prima fila nella lotta ai graffiti, facciano presente che nel momento in cui i writers stanno devastando palazzi e mezzi pubblici e non ci sono i fondi per ripulirli, è bene camminare in un'unica direzione. E iniziative di questo tipo rischiano di lanciare messaggi ambigui. Giusto ieri mattina (con un'anteprima venerdì sera) è stata inaugurata nello spazio comunale «Seicentro» di via Savona 99 la mostra Walls of Milano sui protagonisti della street art in azione sui muri della città e dintorni (ci sono murales realizzati a Buccinasco o allo stadio di Varese). Il fotografo Giovanni Candida ha ringraziato il Consiglio di zona 6 per il patrocinio e la messa a disposizione dello spazio. Nelle immagini, ci sono writers al lavoro sulle pareti del Leoncavallo o di San Siro, lavorano singoli o in «crew», ossia «bande» di artisti che si firmano con un'unica sigla. Che il confine tra lecito e illecito sia sottile, lo sanno anche quanti si definiscono artisti. Contro i graffitari sono iniziati processi pesanti, addirittura per associazione a delinquere. E nei giorni scorsi sono scattate perquisizioni anche a casa di writers protagonisti della mostra. Con l'aria che tira, il fotografo ha deciso di non indicare i nomi dei writers sotto le immagini.