L'intellettuale che aveva scelto Milano

Il semiologo viveva in piazza Castello, e al Castello Sforzesco si terrà martedì un funerale laico

(...) dopo due anni in cui un tumore al pancreas gli aveva tolto le speranze di una vecchiaia lunga e ancora prolifica, ha vissuto Milano pienamente. Come cittadino, con una passione politica aspra e radicale che lo ha portato a prendere posizioni estreme. Come nel 1971, a 39 anni, quando firmò una lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli che era un atto di accusa contro il commissario Luigi Calabresi e l'intero sistema giudizario e non solo. «Una ricusazione di coscienza - che non ha minor legittimità di quella di diritto - rivolta ai commissari torturatori, ai magistrati persecutori, ai giudici indegni» scriveva in quegli anni di vicinanza a Lotta continua che però non divvennero mai un fiancheggiare la violenza.Molto più tardi, nel 2002, fu tra i fondatori di Libertà e Giustizia, con Gustavo Zagrebelsky, e lo si ricorda sui palcoscenici della sinistra girotondina e laicista. Lui che aveva esordito nell'Azione cattolica e con il gusto del paradosso raccontava di aver perso la fede studiando Tommaso d'Aquino, nel 2009 si trovava a Palazzo di Giustizia a combattere la battaglia per la morte di Eluana Englaro. Era alla convenzione Ds per il programma dell'Ulivo, nel 2004 al grido di «Salviamo la Costituzione» si era opposto alle riforme della Casa delle libertà e nel febbraio del 2011 fu tra i protagonisti di «Dimettiti», l'appello rivolto a Silvio Berlusconi nel 2011 dal milanesissimo Palasharp perché l'allora premier lasciasse Palazzo Chigi. Non passava inosservato, il cittadino Eco.Presente nella vita culturale dalla gente, dalle seguitissime conferenze su Dante nella basilica di santa Maria delle Grazie stracolma per ascoltarlo, alle lezioni agli studenti del Parini che lo inseguivano per farsi firmare una delle trenta milioni di copie vendute di quello che lui giudicava il suo peggior libro, «Il nome della rosa». Non mancava nei luoghi cool, anche se lui avrebbe aborrito la definizione, lo si vedeva alle prime della Scala come alle presentazioni in Triennale e agli eventi della Fondazione Prada, l'ultima creatura della trend setter Miuccia. Anche il grattacielo storto di Libeskind, a Citylife, aveva avuto l'onore di essere oggetto di un suo giudizio tagliente, sia pur meno raffinato del solito: «Vuol dire che prenderà il Viagra». Presente all'Expo, alla conferenza dei ministri della Cultura di tutto il mondo, ai convegni sulla Darsena e la riapertura delle vie d'acqua. Milanese fino all'ultimo progetto.Fino all'eredità editoriale, lasciata alla città che l'aveva attratto con la Bompiani, di cui era diventato direttore editoriale nel 1959 fino al 1975, per poi rimanerne appassionato autore. Non si è rassegnato all'ingresso di Bompiani in Mondadori e con Elisabetta Sgarbi ha dato vita a «La nave di Teseo», casa editrice milanese che adesso ha tra i suoi tesori «Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida», libro inedito di Eco, che uscirà a brevissimo. A Milano era ambientato «Numero zero», in un 1992 metafisico in cui un gruppo di giornalisti danno vita a una redazione dedita al ricatto invece che alle inchieste. Sarà questa Milano dura e tenera a salutarlo nel suo ultimo viaggio.Sabrina Cottone