l'intervento 2 Costi e gestione il sogno Cerba non sia un incubo

Ha suscitato clamore e polemiche la decisione del Comune di Milano di chiedere un altro progetto per il Cerba, il centro di ricerca che avrebbe dovuto sorgere in zona Ripamonti. Sullo stop del Comune, con i suoi contraccolpi e i possibili esiti, alimentando una discussione che nei prossimi giorni proseguirà anche su queste colonne, intervengono Lucia Castellano e Paolo Micheli (consiglieri regionali «Con Ambrosoli Presidente-Patto Civico»), Franco D'Alfonso (assessore comunale) Anna Scavuzzo ed Elisabetta Strada (consigliere comunali di Pd e Lista civica) e Sergio Vicario (Movimento Milano Civica).

Cerba, sogno o incubo? Nato da una brillante intuizione del professor Umberto Veronesi, il Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzata (CERBA) quasi dieci anni fa si propose come progetto all'avanguardia, un Centro multidisciplinare che all'oncologia, affiancasse la cardiologia, la neonatologia e le neuroscienze, mutuando dalle strutture sanitarie nordamericane l'idea di condividere una piattaforma tecnologica che permettesse di integrare la ricerca clinica con quella sperimentale, i servizi terapeutici a quelli diagnostici, dotandosi anche di strutture per la cultura scientifica. Il modello era il NIH, cioè il National Institute of Health di Bethesdha (Washington D.C.). Una vera e propria cittadella della ricerca biomedica, che vede la presenza di oltre venti istituti, ciascuno dedicato alla ricerca su una specifica patologia: uno per i tumori, un altro per la neurologia e la neurochirurgia uno per la cardiologia, uno per le patologie neonatali, accanto a un ospedale con diverse centinaia di posti letto. Un luogo che dà concretezza alla cosiddetta ricerca traslazionale, ovvero quel processo che dal bancone del ricercatore (...)