L'islamico Piccardo non chiede scusa e sfida la giunta: «Indignarsi sempre»

Non arretra di un passo Davide Piccardo dopo il suo post su facebook «È finita la pacchia» riferita all'attacco alla sinagoga parigina, poi definito «mistificato in malafede». Anzi sfida la giunta di Pisapia a «indignarsi» per le stragi di Israele, dopo aver tirato in ballo non precisati, ma neppure troppo, «ipocriti» da smascherare. Piccardo, 32 anni, figlio di Roberto, diventato Hamza dopo la conversione all'Islam, ha preso dal padre tutta la sua passione per le cause arabe. Con lo stesso zelo ha appena abbracciato una nuova fede o ideologia. Grande elettore di Giuliano Pisapia, trombato alle elezioni del 2011 ma tuttora suo interlocutore privilegiato per i rapporti con il mondo musulmano in quanto fondatore del Caim, coordinamento delle comunità islamiche. L'altro giorno ha commentato l'assalto dei giovani arabi alla sinagoga di Parigi con un «È finita la pacchia». Subissato da una valanga di polemiche, qualcuna anche dal centrosinistra, ha preso cappello bollando i suoi censori come «Moralisti a senso unico del social network, impegnati ad assecondare chi comanda» ovvero Usa e Israele. Sorvolando però di aver postato sempre su fb la poesia: «Il fascistelo filoisraeliano» e la foto di Izzal-din al Qassam, attivista palestinese ucciso dalle truppe britanniche nel 1935. A cui non a caso Hamas ha dedicato le sue «truppe d'assalto» e i razzi con cui martella Israele. Dettagli. Ora passa al contrattacco: «Voglio vedere gli assessori del Comune indignarsi almeno con la stessa veemenza che hanno dedicato ad un mio post mistificato in malafede. E voglio vederli condannare le parole di chi sostiene le stragi di Israele, ma purtroppo questo non lo vedremo». Rimaniamo in attesa di una risposta da parte dei reprobi or ora citati.