L'ispettrice picchiata dall'abusivo: «Un lavoro duro, ma non ho paura»

La 34enne: «Giusto intervenire per chi ha diritto alla casa»

Cristina Bassi

«Se ho paura? No, mi piace il mio lavoro e il nostro è un servizio importante. Non solo per mantenere la legalità, ma anche per le persone che aspettano per anni un alloggio popolare cui hanno diritto». Lei ha 34 anni, corporatura esile. Da sette è ispettrice Aler e si occupa di sgomberi. La scorsa settimana è stata aggredita da un occupante abusivo, un egiziano pregiudicato, ed è finita in ospedale con dieci giorni di prognosi. È la seconda volta che le capita in pochi mesi. Il suo nome non è pubblico per motivi di sicurezza.

Gli sgomberi violenti sono aumentati?

«In passato non mi era mai successo, ma negli ultimi mesi sono sempre più frequenti. Io ero stata aggredita già a giugno, sempre a San Siro. Due abusivi ci hanno lanciato addosso oggetti infuocati e ho rimediato un livido alla schiena dove sono stata colpita con un pesante posacenere. Altri miei colleghi sono stati picchiati a novembre, la tensione è molto alta».

Qual è il motivo?

«Non credo dipenda dall'alto numero di stranieri: le etnie che incontriamo sono diverse. Anche se ci capita di segnalare la presenza di moltissimi clandestini. A mio parere paghiamo anni in cui siamo tutti stati troppo permissivi, impunità e illegalità si sono diffuse. Così oggi gli abusivi sgomberati si spingono ad assalire persino i poliziotti».

Quali sono i quartieri più critici?

«Indubbiamente San Siro, dove c'è una prevalenza di occupanti maghrebini, Corvetto e il triangolo Gola- Pichi-Borsi».

Come avvengono le occupazioni?

«L'abusivo non arriva di punto in bianco, viene chiamato da parenti e conoscenti. C'è dietro una rete, un circuito, forse una vera organizzazione. La donna dello sgombero in via Abbiati era arrivata il 30 dicembre».

Com'è andata quel giorno?

«Come da protocollo, eravamo già stati lì due volte a distanza di 24 ore. È una sorta di avvertimento, per dare la possibilità all'occupante di lasciare l'alloggio senza conseguenze legali. Poi l'intervento con la polizia e l'assistente sociale, visto che c'erano una donna e una bimba di due anni. La mediazione stava andando bene (alcuni ispettori parlano arabo per facilitare il dialogo, ndr), ho preso in braccio la piccola per aiutare la madre. All'improvviso è spuntato il marito, si è scagliato contro di me e ha strattonato la bambina. Sono caduta, proteggendo la bimba, e ho sbattuto contro il muro. Ho riportato ferite a testa, costato e muscolo pettorale. L'uomo poi ha cercato di prendere la pistola di un agente, un altro poliziotto è stato morso dalla donna. Alla fine il marito è stato arrestato, la moglie denunciata. Ma è rimasta nell'appartamento per motivi di ordine pubblico».

Diceva che le piace il suo lavoro...

«È difficile e i turni sono duri: lavoriamo molto fuori, di notte, nei fine settimana e nei festivi. Infatti sono pochi quelli che vogliono farlo. Però è un lavoro che è giusto svolgere, è importante. Tutti i miei colleghi la pensano così. Ci sono lunghe graduatorie di persone che aspettano un alloggio a lungo, magari dormono in auto e neppure lo sappiamo. Non per questo infrangono le regole. Anche i miei genitori, quando erano una giovane coppia, hanno atteso per anni la casa popolare».

Commenti

pensaepoiagisci

Mar, 10/01/2017 - 21:21

bisogna essere solidali..ok..ma la prepotenza è inaccettabile..ma il problema ci sara' sempre..perche' mi dovete spiegare..se il mondo viene qui da noi..come si fa a dare una casa a tutti