Lista costituente insieme? I veti fra Pd e Forza Italia

Con la città metropolitana cambierà tutto. Presto il sindaco di Milano non amministrerà più soltanto sul capoluogo, ma governerà tutto il territorio provinciale. Si occuperà di infrastrutture, trasporti e servizi per un'area da 3 milioni di cittadini. Ma la legge Delrio stabilisce una condizione affinché questo sindaco sia eletto direttamente: l'attuale capoluogo deve essere prima diviso in più Comuni, cioè smantellato e riarticolato - per esempio con 9 municipi corrispondenti alle attuali zone, ognuno con un sindaco. Questo è il modello che piace a Giuliano Pisapia, almeno a parole l'ha ribadito ieri. Ma sarà lo statuto a stabilire tutto. E per scrivere lo statuto sarà eletta il 28 settembre la Conferenza metropolitana, la «costituente» formata da 24 consiglieri eletti dagli attuali sindaci e consiglieri comunali di tutta la provincia con voto ponderato (i milanesi «peseranno» di più e conteranno per il 35% del totale).
Il centrosinistra oggi è maggioritario ma il centrodestra conserva un suo peso. Visto che a settembre si voterà per liste oggi si discute di una lista «costituente», con dentro esponenti di tutti i partiti L'argomento è all'ordine del giorno, anche se non piace molto allo stesso Pisapia. «Oggi non ci sono le condizioni - dichiara il segretario del Pd Pietro Bussolati - basti dire che Forza Italia annuncia ricorsi contro gli atti del sindaco metropolitano». Forza Italia in effetti annuncia battaglia perché da gennaio Pisapia subentrerà al presidente della Provincia senza però essere stato eletto (se non dal capoluogo, nel 2011). «Se cambiassero linea e convincessero anche Maroni a fare scelte conseguenti, per esempio con la devoluzione di funzioni, allora se ne potrebbe parlare» apre Bussolati, disposto a discutere anche la data di elezione del nuovo sindaco metropolitano: «Non potrà essere il 2016 - premette - ma in 2-3 anni si potrebbe fare. Certo per noi deve essere un'area metropolitana vera, non di una Provincia bis». Senza questa ipotesi di compromesso, la data indicata dal Pd è addirittura il 2021.
E Forza Italia non rinuncia alle sue ragioni: «Questa legge non ci piace e non rinunceremo mai a dirlo - chiarisce Bruno Dapei, responsabile Fi per la città metropolitana - Questa città metropolitana così non funziona, nasce morta». Ieri dal Pd Roberto Caputo ha detto che «si potrà andare a votare già nel 2016 per il sindaco metropolitano e per i consiglieri con elezione diretta». «E perché non prima? - chiede Dapei - nel Pd presentano come un gran risultato una cosa che a Milano si fa da 150 anni. E ricordo che la legge l'hanno scritta loro». Forza Italia presenterà in tutti i Comuni una mozione per chiedere l'elezione diretta e la cancellazione della norma che la condiziona allo smantellamento del capoluogo. Quanto all'accordo col Pd per settembre, il segretario provinciale Luca Squeri chiarisce: «La lista costituente, già dal nome, ha una sua logica. Ma occorre verificare le condizioni e abbandonare le prove di forza».
E le condizioni di Forza Italia sono queste: «Si parta dalle funzioni - dice Squeri - e dall'elezione diretta del sindaco metropolitano. E non a distanza di un'era come appare oggi il 2021». Se si arrivasse a un accordo, potrebbero cessare le ostilità: «La legge non ci piace - conferma Squeri - ma se c'è un quadro condiviso, la politica serve a trovare compromessi. Altrimenti useremo tutti i modi per manifestare dissenso». Il tempo è stretto. E l'intesa difficile.