La Lista Ferrante mette in naftalina lo stesso Ferrante

Cambia la toponomastica di Palazzo Marino. Quelli della lista Ferrante non vogliono più richiamarsi all’ex inquilino della Prefettura. Decisione presa infischiandosene della disperata difesa della confraternita delle Madame de Staël in salsa milanese, quelle che nonostante tutto continuano a stravedere per l’ex funzionario dello Stato che, il 4 novembre 2005, ha gettato alle ortiche una carriera da grand commis per (re)indossare l’eskimo e candidarsi sindaco del centrosinistra.
Impegno politico che, in verità, il pensionato Ferrante ha garantito assai poco, giusto lo spazio di un mattino: prima l’abbandono dell’aula di Palazzo Marino per l’incarico di super 007 a Roma e poi la presidenza di due imprese del gruppo Impregilo. Scelta, quest’ultima, valutata davvero di troppo dal trio di consiglieri comunali (Davide Corritore, Carlo Montalbetti e Milly Moratti) che a Palazzo Marino sono entrati con le bandiere della lista Ferrante.
Cognome divenuto ingombrante: «Stiamo tenendo le consultazioni per il cambio del nome. Come ci chiameremo? Tra le ipotesi vanno per la maggiore “lista civica democratica” o “lista civica per Milano”. Lo decideremo attraverso le consultazioni». Decisione assunta dai tre orfanelli dell’ex prefetto, che ha rimesso in naftalina quell’eskimo «ricordo di tante manifestazioni studentesche» che, durante la campagna elettorale, qualcuno gli suggerì di rimettere per raccattare i voti dei pasdaran dell’abracadabra del politicamente corretto.
Ricordi di una metamorfosi che i superstiti della lista Ferrante preferiscono non commentare: meglio, sostengono, affrontare la questione del Pd: «Non aderiremo ma parteciperemo con un manifesto al dibattito sulla nuova entità politica». «Manifesto» che, garantiscono, si concretizzerà il prossimo 12 settembre con un incontro pubblico. E Ferrante, allora, dopo essere stato cancellato dai milanesi sarà pure stato cancellato dai suoi supporter.