Lite sull'islam e il Pd perde le staffe

Volano parole grosse ai vertici del partito. I musulmani querelano

Alberto Giannoni

Parole grosse che volano, querele minacciate, dimissioni fantomatiche. Il caso islam è un nervo scoperto per il Pd milanese. E produce spaccature insanabili. L'ultimo putiferio, divampato sul tema della poligamia, ha fatto arrabbiare talmente tanto il segretario Pietro Bussolati da indurlo ad attaccare pubblicamente il «suo» responsabile alla Cultura, Daniele Nahum, coscienza critica (e dunque isolata) del partito su diritti e libertà di culto. L'antefatto è l'ormai nota proposta di Hamza Piccardo, fondatore dell'Unione delle comunità islamiche italiane e padre di Davide, leader del Coordinamento delle moschee milanesi (Caim). Piccardo ha chiesto di introdurre in Italia la poligami. Ma questa posizione non ha suscitato più di tante reazioni a sinistra. Solo una donna è intervenuta con la consueta chiarezza: Maryan Ismail. La antropologa di recente è uscita dal Pd, ma era stato il suo (ex) partito a metterla sostanzialmente alla porta, poco meno di un anno fa, quando si era permessa di criticare il bando sulle moschee. Ora lo stesso trattamento Bussolati sembra volerlo riservare a Nahum, che è riconosciuto trasversalmente come un esponente di valore del Pd.

È accaduto infatti che proprio la Ismail, oggi spina nel fianco del Pd, abbia chiesto una presa di distanze sulla poligamia alla consigliera comunale Sumaya Abdel Qader, che del Caim è (o era) dirigente. Ma quando è la Ismail a incalzarlo, il Pd pare ammutolito. E quindi nessuno ha voluto replicare alla antropologa. Nessuno tranne Lele Fiano, che per statura istituzionale (è deputato) e curriculum (è stato presidente della comunità ebraica) ha l'autorevolezza per tentare di farlo. E infatti nel Pd in questi casi funge da parafulmine.

Fiano dunque ha risposto. Ne è nato uno scambio polemico con Ismail ma poi anche con Nahum, che da Fiano non è lontano per storia personale (è stato vicepresidente della comunità ebraica). Nahum, come Ismail, insiste spesso su un punto: il Pd, sbagliando, ha scelto il Caim come interlocutore. Difficile da contestare ma Fiano ha cercato di ribattere: ha difeso il partito anche se in buona parte condivide le riserve sul Caim. Anche Stefano Parisi, già candidato sindaco, ha accusato il Pd di «superficialità e autoreferenzialità». Chiamato in causa da più parti, il segretario si è sentito in dovere di dire la sua. Ma lo ha fatto su facebook, con stile e argomenti incerti. Bussolati prima ha rimbrottato in modo concitato il suo delegato alla cultura, tentando di smentire il legame centrosinistra-Caim (Piccardo fra l'altro era stato candidato); poi ha dato notizia delle misteriose dimissioni dal Caim della Abdel Qader. Nahum ha tenuto il punto. E ha risposto, citando fra l'altro un'associazione di cui il segretario (con altri) avrebbe fatto parte con un altro esponente delle comunità islamiche. Incalzandolo, comunque, Nahum ha ottenuto che Bussolati dicesse: «Con Piccardo e le sue posizioni non ci può essere nessuna interlocuzione». Nel frattempo lo stesso Piccardo ha annunciato di voler querelare Nahum, che però ha ricevuto una serie di messaggi di solidarietà (anche dallo stesso Fiano). In tutto ciò, la peggio sembra averla avuta il Pd: la gestione del caso islam sembra sempre più un pasticcio. E agita la casa «dem» fino a farla tremare.