«L'obiettivo? Diventare l'Expo della musica»

Il patron: «Milano è la capitale. Da qui non ce ne andremo più»

Filippo Solibello, milanese, 43 anni, è autore e conduttore di Caterpillar AM, Rai Radio2. É lui il papà di Radio City.

Perchè di nuovo a Milano?

«Perchè è la capitale della radio. Tutti i grandi network sono qui, la prima privata è nata qui»

Quest'anno però sede nuova.

«In un gioiello dell'architettura moderna. L'Unicredit Pavillon è un miracolo di acustica».

L'anno scorso però era l'anniversario della radio...

«Novant'anni tondi. Ma quest'anno ci sono i 20 anni di Radio Capital e i 40 di Radio Popolare e di Radio 105».

L'anno scorso fu un successo

«Abbiamo messo insieme chi fa radio con chi l'ascolta. Noi della radio ovunque ci troviamo facciamo festa insieme. E in questo siamo una razza particolare»

E quest'anno?

«Ci siamo sposati con il festival internazionale della radio e giurati amore eterno. Oltre agli incontri e ai dibattiti ci piace fare la radio dal vivo. Dalla Bbc allo studente che fa web radio».

La radio è sempre giovane?

«É come il curioso caso di Benjamin Button: ringiovanisce ogni anno che passa».

I nuovi media non frenano?

«Il contrario. La radio è l'unico mezzo che ha usato la rivoluzione digitale a proprio vantaggio. Con i podcast e le radio online ha aumentato gli ascoltatori».

Più rivoluzionaria la radio o il web?

«Beh, l'interazione alla radio noi la facciamo da sempre, i social sono arrivati dopo».

Quindi?

«La radio perchè è un mezzo con cui puoi convivere. Il web tende a rubarti il cervello, la radio te lo libera».

Una trasmissione di cui hai nostalgia?

«Jack Folla per tutti noi è stato una pietra miliare. Ma mi manca molto anche Fiorello».

Però...

«Mi sarebbe piaciuto molto ascoltare il giovane Vasco Rossi dj di Punto radio»

La voce della tua vita

«Le voci che ascoltavo a quattordici anni sul balcone di casa facendo zapping con un piccolo transitor. Ricordo persino Ascolta si fa sera...»

Dove va la radio

«É sempre più global: ha un alfabeto comune a tutto il mondo che è la musica, ma conserva la propria identità. Cambierà ma non morirà mai».

E Radiocity

«Sarà sempre a Milano, ma affacciata sul mondo come Expo».