La «Locanda alla mano» al Sempione I disabili lanciano una sfida alla città

Tutto è nato da un viaggio in auto. Alla guida Fabio Bocchiola, uomo di businness, a fianco Martina, ragazza down di 20 anni o giù di lì. «Come va il lavoro?», ha chiesto lui. «È noioso e mal pagato», si è ribellata lei. Lì, in quell'auto è partito quello che ieri l'assessore alle politiche sociali ha definito «un piccolo sogno che si realizza». Da allora sono passati due anni e proprio ieri mattina Fabio Bocchiola (oggi anche presidente della cooperativa Contè) insieme con Martina al suo fidanzato Gregorio e a molti altri ragazzi con sindrome di down ha inaugurato la «Locanda alla mano», un punto di ristoro speciale nel parco Sempione. Resterà aperta fino a fine settembre, sette giorni su sette dalle 10 alle 20. È speciale perché qui lavoreranno otto ragazzi con disabilità, veri protagonisti del progetto. È speciale perché saranno proprio loro a fare qualcosa per la società. Panini, bibite e caffé, prima di tutto. Ma quello che daranno a chi si ferma alla Locanda sarà qualcosa davvero di «diverso». E cioè quell'umanità che li caratterizza, come ha spiegato Bocchiola - quell'umanità di cui proprio noi, in una città come Milano abbiamo ancora più bisogno». Il progetto è stato sviluppato e costruito intorno a loro, proprio per dare un lavoro che potesse valorizzare le loro qualità. La Locanda sarà un punto di sosta e di aggregazione importante per tutti i milanesi, come ha tenuto a specificare anche l'assessore Majorino ricordando che tra qualche giorno proprio lì davanti nascerà il tradizionale polo di aggregazione per gli anziani. La struttura è stata curata dallo studio Italo Rota e consiste in una grande mano in acciaio rosa. «Perché la mano? Perché noi abbiamo dato una mano ai ragazzi e loro la daranno a tutti quelli che fermeranno qui - ha detto Rota - La mano sarà il simbolo di questa locanda perché la mano è oggetto del “fare“ e anche per fare vedere cosa significa “alla mano“».