L'offesa a Savarino: neppure un euro concesso dal Comune

I fratelli del vigile ucciso dal rom aspettano ancora il risarcimento da Palazzo Marino

Cristina Bassi

Non c'è solo il dolore della perdita del fratello, riacceso dalla scarcerazione con affidamento ai servizi sociali di chi l'ha ucciso. Ma anche la lunga battaglia per ottenere dal Comune il giusto riconoscimento per un agente al servizio della città caduto mentre faceva il proprio lavoro. I familiari di Niccolò Savarino, il vigile 42enne travolto dal suv guidato dal giovane nomade Remi Nikolic nel gennaio del 2012, stanno ancora spettando un risarcimento da Palazzo Marino.

A combattere sono rimasti i due fratelli dell'agente di polizia locale, Rocco e Carmelo. I genitori nel frattempo sono entrambi morti. I familiari hanno fatto causa al Comune, datore di lavoro di Niccolò. Il processo in sede civile è in corso, dopo che i Savarino hanno rifiutato l'offerta definita «offensiva» di 30mila euro. Per loro la vita del vigile ucciso vale molto di più (la richiesta è di circa 100mila euro), anche se hanno fatto sapere che daranno in beneficenza parte dei soldi che eventualmente otterranno.

Savarino, vigile di quartiere, quel giorno era in servizio in via Varè. Dopo che il suv guidato da Nikolic ha investito una persona ferendola a un piede, ha intimato l'alt e si è parato davanti alla vettura con la propria bici. Di certo non immaginando che il ragazzo, che non aveva la patente, avrebbe tirato dritto travolgendolo. Il vigile dunque mise in atto un posto di blocco, pur non avendo ricevuto adeguato addestramento per una simile situazione. Non era stato istruito con corsi specifici, che pure sono previsti anche per gli agenti di polizia locale. Inoltre, sostengono i parenti, l'equipaggiamento che aveva in dotazione non era appropriato. I walkie-talkie suo e del collega di pattuglia non funzionavano. I vigili erano costretti a usare i propri cellulari. Ma in quegli attimi concitati non sono arrivate loro informazioni tempestive sull'auto e su chi poteva guidarla.

Al momento i fratelli hanno ricevuto solo il risarcimento pagato dall'assicurazione dell'auto che ha travolto Niccolò (circa 500mila euro). Sul fronte penale invece, assistiti dall'avvocato Gabriele Caputo, sono in attesa di un nuovo processo. Il complice di Nikolic, il nomade serbo Milos Stizanin, che invece era maggiorenne nel 2012, è stato condannato in secondo grado a due anni e sei mesi per favoreggiamento. È accusato di aver aiutato la fuga dell'amico dopo l'omicidio. La Cassazione, oltre un anno fa, ha però ordinato un appello «bis» in cui dovrà essere aggiunta l'accusa di concorso in omicidio. La data del processo non è ancora stata fissata.