Lombardia autonoma: anche il Pd e i 5 Stelle insieme al centrodestra

Via libera in consiglio regionale con 67 "sì". Mandato a Maroni, domani vede il governo

Via libera di tutti (o quasi) all'autonomia lombarda. A larghissima maggioranza, il Consiglio regionale ha approvato il documento che consente al governatore Roberto Maroni di avviare il negoziato con Roma con un mandato forte e corale, che comprende anche Pd e 5 Stelle. Alla fine a votare no resta solo la sinistra di Mdp.

Con 67 sì, 4 no e un astenuto la Lombardia lancia così la sua proposta di regionalismo. E lo fa di corsa: 16 giorni dopo il referendum che ha richiamato alle urne 4 lombardi su 10 la proposta di risoluzione è stata votata ieri e già domani dovrebbero essere aperti i sei tavoli di lavoro fra la Regione più popolosa e produttiva d'Italia e il governo nazionale. E venerdì dovrebbe essere definita la composizione di queste squadre di «sherpa» destinati a sedersi nelle sei sedi concrete di discussione. Sei sono le materie indicate dal documento preparato nei giorni scorsi con un lavorìo frenetico fra commissioni, capigruppo e uffici tecnici. Illustrando la proposta di risoluzione, il presidente della Commissione Affari istituzionali Carlo Malvezzi (Forza Italia) ha parlato di «federalismo dell'efficienza». «La Lombardia - ha detto - è una «realtà matura per sperimentare forme e condizioni particolari di autonomia». Sono le condizioni a cui faceva riferimento il quesito votato il 22 ottobre. E al quesito si è riallacciato anche Riccardo De Corato (Fdi), ricordando l'inciso che - nella domanda sottoposta agli elettori lombardi - faceva riferimento al «quadro dell'unità nazionale» per escludere ogni velleità o deriva «catalana». Il capogruppo di Fdi ha messo in guardia sui tempi della partita.

Maroni, ha tracciato un orizzonte preciso, con un punto di caduta entro un trimestre. «Se il Governo - ha detto - sarà disponibile, dandoci soddisfazione sulle nostre richieste, a chiudere la trattativa entro la fine di gennaio, io sarò lieto di sottoscrivere l'accordo, ovviamente previo passaggio in Consiglio regionale perché deve essere e sarà coinvolto in tutto, compreso l'eventuale accordo». Maroni ha sottolineato che firmerà «solo se il Consiglio mi dirà che i contenuti sono soddisfacenti»; la linea resta dunque totalmente bipartisan. Intervenendo brevemente in aula nel primo pomeriggio, il governatore ha auspicato «il voto più ampio possibile, all'unanimità o comunque con una larghissima maggioranza», per fare «una trattativa vera, con l'obiettivo di portare in Regione il maggior numero di competenze possibili e, naturalmente, il maggior numero di risorse». L'auspicio di Maroni alla fine è stato soddisfatto. Il Pd ha ribadito il suo giudizio negativo sul referendum ma in aula ha votato a favore (tranne il bergamasco Corrado Tomasi). «Voltiamo pagina e lavoriamo insieme» ha detto il segretario regionale Alessandro Alfieri. E dopo il lavoro di limatura dei giorni scorsi, superate le ultime resistenze su caccia e scuola, anche dai 5 Stelle è arrivato un bel «sì». «Sì alla richiesta chiara e netta dei cittadini - ha detto Dario Violi - il referendum è la massima espressione della democrazia e questo non è più un tema di partito ma della politica lombarda».