«La Lombardia lo dimostra È possibile un'alleanza che non ceda ai populisti»

Il presidente del Consiglio regionale: «Giusto partire da qui. Il bis di Maroni? È il candidato naturale»

Alberto Giannoni

Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale e dirigente Ncd, il centro è in fermento. A Roma i vertici Ncd evocano l'alleanza con Renzi. In Lombardia guardano dall'altra parte, che succede?

«Scenario verosimile, è il segno di una discussione in un partito vivo. Vedo che c'è molta differenza fra chi guarda la realtà da Roma e da Milano. L'esperienza in Regione e quella delle Comunali milanesi hanno dimostrato che, almeno in Lombardia, è possibile ricostruire un'alleanza di centrodestra che non ceda a derive populiste, perché non si può dire che la giunta di Maroni insegua derive del genere».

Non c'è niente che la imbarazzi politicamente in Regione?

«Gli atti sono da governo moderato di centrodestra. Abbiamo avuto dialettiche, come normale. In politica conta trovare le ragioni per stare insieme e in Lombardia le abbiamo sempre sapute trovare. Partiamo da questa esperienza e non dalla teoria. La Lombardia è un caso particolare, per Maroni, per il peso della Lega, ma per me è possibile farlo anche a livello nazionale».

Quindi niente in contrario alla ricandidatura di Maroni in regione, se Maroni vorrà?

«Governiamo in Regione da 21 anni e la Lega, salvo i primi 5, ha sempre partecipato. Lo sbocco di questa esperienza è la prosecuzione della stessa alleanza. Se Maroni si ricandidasse non solo non avrei niente in contrario ma sarebbe il candidato naturale».

Il Pirellone è centrale. Vale anche per i Comuni al voto?

«Alle ultime elezioni quasi ovunque c'è stata una scelta coerente con la maggioranza del Pirellone. È uno schema che i nostri elettori hanno dimostrato di gradire e che ci proporranno. A meno che si aprano scenari completamente diversi: un centrodestra totalmente prono a una deriva populista e lepenista, di protesta, o sull'altro fronte uno spazio per la rottura con la sinistra radicale e una prospettiva di centro. Se ne è parlato ma non si è mai verificato per colpa del Pd».

...il Partito della Nazione?

«Qualcuno dice rifare la Dc. Ma chi prefigura questa soluzione, interessante, non fa i conti con l'altro interlocutore».

Sono opzioni equivalenti ma una è più probabile per lei?

«Per me la prima è anche più desiderabile, un centrodestra che tenga dentro tutti e sia in grado di intercettare un centro che non si può regalare a Renzi. Vince chi intercetta il centro».

Ma è ancora vero?

«La partita si gioca lì e Salvini, se vuole conciliare posizioni forti e realismo, non può non capirlo».

Voi di «Lombardia popolare» vi prenderete l'autonomia necessaria dai vertici romani?

«Ncd è la casa in cui mi riconosco. Ma in politica le battaglie non si fanno mai soli. Io ho idee e valori che mal si conciliano con quelle del Pd o dei lepenisti. Se potrò rappresentarli bene, se non sarà possibile vedremo le possibilità, inclusa quella che evidenzia lei. In Lombardia l'elettorato di Ncd è prevalentemente di centrodestra».

Una difficoltà di Parisi renderebbe tutto più difficile?

«Parisi è una risorsa e non è bruciata. Ha rappresentato una sintesi felice e parlato di contenuti, forse anche per questo pagando un prezzo all'inesperienza. Bisogna inventare forme nuove, per riproporre un contenitore in grado di intercettare il consenso, come ha fatto la Dc, poi Forza Italia e il Pdl. Bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'è».

Alla citazione in genere non si dà un'accezione positiva...

«Ma quello che deve restare sono valori e ideali, con una forma che deve adattarsi. Questa è la vera sfida oggi».