«La Lombardia frena? Colpa di Monti»

La blue banana non esiste più. La linea immaginaria del benessere che collegava la Lombardia alla grande Londra, passando per Benelux e Germania, ha perso la sua base italiana. La Lombardia è uscita dalle prime cento regioni più competitive dell'Unione europea e così anche dalle mappe della ricchezza.
Lontana da Londra, Stoccolma, Parigi, Francoforte, Amburgo, in vetta alla classifica. È scesa fino a quota 128 (su un totale di 271 Regioni europee), dopo l'area di Lisbona (numero 127). E anche se resta la regione italiana più competitiva d'Europa, è quella che ha perso più posizioni rispetto alla rilevazione del 2010. Sono i dati dell'Indice di competitività regionale 2013 pubblicati dalla Commissione Ue: l'indice misura la competitività delle regioni basandosi su innovazione e tecnologia, trasporti e comunicazione, salute, politiche scolastiche e qualità delle istituzioni. Parametri che dipendono anche dal contesto italiano.
«Un passo indietro frutto soprattutto della politica dissennata messa in atto nell'ultimo anno dal governo dei tecnici di Mario Monti» è l'accusa del presidente della Regione, Roberto Maroni. Convinto che la politica economica di Monti abbia portato frutti amari soprattutto qui, in Pianura padana: «Una linea basata soltanto sul rigore e sull'aumento della pressione fiscale che ha penalizzato il Nord e, in particolare, la Lombardia e il suo sistema produttivo».
Numeri e tabelle sono inclementi. La Regione perde quota in pilastri quali l'efficienza del mercato e del lavoro e l'innovazione. Si trova in posizioni molto arretrate anche per ciò che riguarda Istruzione e Formazione. È penalizzata dalla qualità delle istituzioni. Rimane invece molto competitiva in settori vitali come la Sanità (trentesimo posto, in miglioramento), l'ampiezza del mercato (ventinovesimo posto), il grado di trasparenza (trentacinquesimo) posto), le infrastrutture (quarantaquattresimo).
La tendenza negativa preoccupa gli imprenditori. Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, si concentra sui risultati concreti di questo crollo, che già si toccano con mano: «In Lombardia abbiamo assistito, negli ultimi due o tre anni, a un calo verticale degli investimenti diretti Esteri, indicatore assai eloquente dell'attrattività e competitività del territorio».
E se Maroni attacca Monti, Fabrizio Sala, sottosegretario regionale per l'Expo, invita il governo a sostenere la Lombardia nella marcia di avvicinamento al 2015: «Mi auguro che ora anche il governo nazionale concentri su Expo attenzioni ancora maggiori: così potremo recuperare al più presto competitività».
Addita responsabili romani anche il Comune. Parla Cristina Tajani, assessore a Lavoro e Sviluppo, uno dei settori in cui la Lombardia risulta più deficitaria. Le speranze si concentrano su Expo 2015: «Ma è necessario un sostegno convinto e concreto da parte del governo a favore della ripresa e della crescita e non solo dell'austerità» dice Tajani. E ricorda un recente editoriale del New York Times che invitava la classe politica italiana a lanciare una sfida credibile ai programmi di austerità europei che bloccano la crescita del Paese.