La Lombardia gastronomica celebra la regina mostarda

Viviana Persiani

Dolce o piccante, più o meno decisa a seconda dei gusti e della tradizioni: la mostarda, con le sue mille varianti, arricchisce di sapore il patrimonio culinario dell'Italia intera, anche se la sua ricetta essenziale si diffuse già nel Seicento nella Pianura Padana, partendo dalla vicina Francia. Frutta, zucchero e senape: la mostarda è rimasta un'eccellenza della tradizione lombarda. Quasi, inevitabile, perciò, che le sia consacrato un Festival. Oggi, a Cremona e, contemporaneamente, anche Mantova e a Pavia, prenderà il via la seconda edizione del Festival della Mostarda, per poi chiudere con il gran finale, il prossimo mese, a Milano, a Golosaria, dove la mostarda sarà ospite d'eccezione. Il Festival è stato ideato per la valorizzazione di un prodotto culinario tipico dell'Italia settentrionale, ma dalla grande versatilità. La kermesse è l'occasione propizia per evidenziare il carattere tradizionale della mostarda, ma anche per strizzare l'occhio alla contemporaneità gastronomica grazie alla genialità di chef che ne propongono delle reinterpretazioni nuove e creative, sperimentando abbinamenti che la rendano adatta per tutto l'anno e non solo ai bolliti invernali. Tra visite guidate, talk show, ma anche golose degustazioni, dj set e laboratori per bambini, il pubblico potrà scoprire e valorizzare non solo il sapore travolgente della mostarda, ma anche il ruolo economico e culturale che ha sempre assunto, fin dall'antichità, nel territorio lombardo. «La produzione di mostarda afferma il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio - riveste una significativa rilevanza economica sul territorio lombardo, con un mercato stimato in oltre 12 milioni di euro».