La Lombardia non molla: più posti a Medicina e prof senza graduatoria

Scuola e università: la Lombardia non molla e prosegue le sue battaglie. Sia per aumentare il numero dei posti alla facoltà di medicina, sia per consentire agli istituti di assumere i prof direttamente, senza passare dalle graduatorie nazionali. Per creare, insomma, un'istruzione «a misura». L'assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani prosegue il pressing con il ministero perché ai test di selezione delle matricole di medicina si tenga conto dell'effettiva popolazione. «Il Lazio, la cui popolazione corrisponde al 9,1 per cento di quella nazionale, ha la facoltà di ammettere ai test di ingresso il 13 per cento di tutti coloro che intendono iscriversi a Medicina - fa notare l'assessore - mentre in Lombardia, che ha una popolazione pari al 16,3 per cento di quella nazionale, possono iscriversi ai test soltanto il 12,46 per cento e non il 16,3 per cento degli studenti». Ad affiancare Bresciani nella sua battaglia è anche il preside della facoltà di Medicina Virgilio Ferrario, che vorrebbe una proporzione più equa. La Regione rilancia il progetto per coinvolgere i privati: «Le industrie del settore possono andare a scegliersi i cervelli all'uscita dal liceo - spiega Bresciani - e contribuire a finanziare il loro percorso universitario. Se condotto e terminato con buoni risultati, le aziende avrebbero quindi l'opportunità di assumere professionisti altamente specializzati e con le competenze richieste».
«Finora i posti a medicina sono stati programmati in modo sproporzionato ed errato - spiega l'assessore lombardo - Oltre a questo, c'è anche il mondo dell'industria che spesso assume i medici dal Sistema sanitario nazionale, alterando così il nostro turn over». Per evitarlo e «aprire l'università alla cultura», la Lombardia sta lavorando a un progetto sperimentale di università aperta. «La nostra idea - continua - è di programmare dei corsi finanziati dall'industria privata, magari con pacchetti da 50 posti, nelle università lombarde, sia pubbliche che private. Il privato potrà così selezionare, già all'ingresso, i cervelli che vorrà assumere e che lavoreranno subito al suo interno, al termine del corso di studi. Si tratterà di posti in surplus, rispetto a quelli stabiliti dal Miur, ma programmati. E così si eviterà anche la fuga all'estero dei tanti ragazzi che non riescono a iscriversi nelle nostre università».
La Lombardia lamenta una carenza anche di medici specialisti. «Dal 2014 ce ne mancheranno 7.600, pari al 40% della forza specialistica, e questo sempre per una cattiva programmazione».
La Regione Lombardia insiste nella battaglia col governo anche sul fronte delle assunzioni dirette dei prof. Il Pirellone si è costituito in giudizio di fronte alla Corte Costituzionale dopo il ricorso del governo contro la legge lombarda. «La contestazione del governo è curiosa - commenta il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni - perché in un certo senso il governo impugna se stesso» in quanto la legge regionale chiarisce che ogni accordo in tal senso è fatto «previa intesa con il governo nazionale».
«Quindi - ha concluso il presidente della Lombardia - o il governo non si fida di se stesso o, in questo caso, agisce a casaccio. Se non è d'accordo basta che non firmi, non c'è bisogno di disturbare la Corte Costituzionale». Formigoni si è quindi limitato a notare che la sperimentazione in campo scolastico «è prevista dal titolo quinto della Costituzione».
Già da settimane la Regione medita vendetta e non intende certo ornare sui suoi passi. Quando il governo aveva presentato ricorso contro la norma, era intervenuta l'assessore regionale all'Istruzione, Valentina Aprea, manifestando il timore di un governo che non volesse «alcun vero cambiamento nella scuola» in nome di «un centralismo esasperato e irriguardoso della Costituzione».