L'Oriente invade la città con avori, giade e tappeti

Una mostra diffusa in vari spazi della città, la collaborazione tra otto gallerie private che capiscono che fare sistema – di questi tempi, specie sul fronte della cultura – è l'unica soluzione, e una passione, quella per l'arte asiatica, che da sempre contraddistingue il collezionismo sotto la Madonnina. Eccoli, i tre ingredienti principali della quinta edizione di «Milano Asian Art» (fino al 24 maggio), unica rassegna artistica italiana dedicata esclusivamente all'arte orientale. Collaborano all'evento otto nomi di peso del sistema dell'arte: le gallerie Dalton Somarè, Giuseppe Piva, La Galliavola, David Sorgato, Illulian, Mirco Cattai, Renzo Freschi e Gracis, che ospiterà la galleria londinese di Ben Janssens, un nome molto noto agli appassionati del settore. Anche quest'anno si rinnova la collaborazione con il Poldi Pezzoli: nei giorni della mostra-mercato ingresso gratuito al museo per due persone a chiunque presenterà un biglietto d'invito di una delle gallerie coinvolte. Fotografia, scultura, pittura, giade, lacche, avori, tappeti e legni punteggiano un percorso culturale che subito ci mette in guardia. Sotto il grande cappello di «arte asiatica» ci sono tanto i preziosi tappeti in mostra da Illulian quanto le ceramiche nipponiche della galleria londinese. Il percorso di visita di «Milano Asian Art» può iniziare da Gracis, in piazza Castello, per immergersi nel fascino del regno Mejii, la dinastia giapponese che a metà Ottocento promosse l'arte nipponica in Occidente: in mostra il meglio dell'artigianato dell'epoca, quasi una mostra di design ante litteram. Dalton Somaré, nei suoi spazi di via Borgonuovo, presenta una selezione raffinata di opere di arte buddista antica mentre da Loumi, la galleria in zona Magenta diretta da David Sorgato, doppia mostra: una sull'artigianato di un'etnia persiana nomade, i Kilim Qashqa'i, l'altra sui sofreh, antiche tovaglie di straordinaria bellezza. Originale la scelta di Giuseppe Piva: nella sua galleria di via San Damiano, presenta le opere di un artista giapponese contemporaneo, Tomizo Saratani, che ha riportato in vita l'«urushi», l'antica tradizione nipponica di realizzare oggetti in lacca. In via Manzoni, da Illulian, gli «zaronim» (tappeti che misurano un metro di larghezza e 160 cm di lunghezza) di differenti Paesi mentre da Mirco Cattai è in mostra la scultura cinese dedicata all'anno del Cavallo che per l'oroscopo di Pechino segna la prosperità: opere dal secondo secolo all'800. Vera novità di quest'anno è la fotografia, forma d'arte sempre più apprezzata anche dai collezionisti: da La Galliavola di via Borgogna affascinanti scatti in bianco e nero della Cina della Prima Repubblica realizzati da un marinaio sul finir degli anni Trenta e da Renzo Freschi le suggestive foto dall'India negli anni Settanta e Ottanta di Roberto Meazza, fotoreporter milanese (in via Gesù 17, fino al 7 giugno).