Luca Sacchi: «Il coraggio nel nostro Dna»

L'olimpionico dei 400 misti a Barcellona oggi guida un gruppo che vince

«Se mi volto a guardare indietro, a ciò che negli anni è diventata la Dds mi rendo conto del coraggio che hanno avuto mio padre e i suoi soci quarant'anni fa...». Luca Sacchi, nel '92 medaglia di bronzo alle olimpiadi di Barcellona e oggi presidente di un gruppo che vince nel nuoto e nel triathlon, riassume in una frase qual è la filosofia delle «rane rosse» di Settimo milanese: «Abbiamo sempre avuto il coraggio di guardare avanti, da quando abbiamo cominciato con il nuoto pensando che si potesse allargare ai bambini, alle mamme, alle scuole e agli anziani a quando negli Anni 80 tutti ci prendevano per matti quando cominciammo a proporre l'aquagym che qui non conosceva nessuno». Scelte. A volte audaci a cui però a Settimo sono abituati. Così una piscina è diventata un centro sportivo di primo piano nel panorama italiano anche dello sport agonistico dove è sempre più difficile fare sport ad alto livello, dove è sempre più difficile competere con le società militari: «Sì è così- spiega Sacchi- anche se sono convinto che per un atleta a volte i gruppi militari possano diventare un po' un freno, perchè la sicurezza di un posto, di uno stipendio non sempre sono uno stimolo a migliorarsi...». Ma nonostante tutto la Dds va avanti, nel nuoto prova a tenere il passo nel triathlon cresce provando a trainare con campioni come Daniel Fontana un gruppo di giovani che sono da sempre una realtà del movimento: «Abbiamo una storia e una tradizione agonistica che teniamo sempre viva- spiega Sacchi- ma non è a prescindere, nel senso che cerchiamo di far crescere i ragazzi con i nostri valori di squadra anche in sport che possono sembrare individuali». E in quarant'anni per le rane rosse questo è un punto fermo.

ARuz