Le «Luci della città» con le musiche dell'orchestra Verdi

Con l'ultima replica del discusso Un ballo in maschera di Verdi, il teatro alla Scala si è congedato e dopo l'agosto di silenzio, riaprirà i battenti i primi di settembre. Chi non molla mai è l'Orchestra Verdi che nel suo quartier generale, l'Auditorium in largo Mahler, continua imperterrita l'attività con una stagione ad hoc per l'estate che prosegue fino al 29 agosto, praticamente a due settimane dall'inizio (il 15 settembre) della stagione del ventennale. Oggi alle 20.30 un nuovo appuntamento con pellicole cult: dopo La febbre dell'oro, ecco Luci della città di Charlie Chaplin. Visione dei lungometraggi che va in sincrono con l'ascolto delle colonne sonore eseguite dalla Verdi diretta dal tedesco Helmuth Imig. Chaplin diede a Luci della città (1931) il sottotitolo «una commedia romantica in pantomima», ovvero non dialogata. L'avvertenza si rese necessaria in quanto il film usciva quando ormai il cinema sonoro aveva definitivamente soppiantato quello muto. «Io sono stato sempre contrario al film parlato - aveva affermato un anno prima, nel 1930, Chaplin -. Tutto ciò che voi potrete dire contro di esso non eguaglierà mai il mio "silenzio" che di sicuro è più eloquente della mia voce». Il film restò quindi muto quanto ai dialoghi, ma la colonna sonora venne infatti sincronizzata nella pellicola stessa, insieme a un commento vocale che sostituiva le didascalie. In ogni caso la sequenza iniziale, in cui all'aria solenne dei monologhi inscenati corrisponde una serie di suoni irriverenti, costituisce un aperto sarcasmo verso il cinema parlato. I fatti, anche se per l'ultima volta, gli diedero ragione. A dispetto di quell'anacronismo, la «prima» al Los Angeles Theatre di Broadway fu uno degli avvenimenti memorabili nella storia di Hollywood, acclamato insieme ai suoi divi da un pubblico innumerevole fra cui Albert Einstein, ospite personale di Chaplin. La musica portante della colonna sonora è il tango di José Padilla, «La violetera», da cui Chaplin era stato conquistato nell'interpretazione di Raquel Meller.