«Ludopatia, legge poco severa» La Lombardia sfida il governo

La Regione boccia la proposta di legge nazionale sulle slot «È un passo indietro». Dure critiche anche dalla Chiesa

Sabrina Cottone

C'è allarme per la proposta di legge sul gioco d'azzardo presentata ieri dal governo in Conferenza Stato-Regioni e subito rinviata di una settimana per la protesta di alcune Regioni. L'obiettivo dichiarato dal governo è ridurre attraverso normativa nazionale il numero di slot machines a 264mila, con un taglio del 30 per cento. Il rischio concreto è che la legge si riveli nei fatti un freno per Regioni e enti locali virtuosi, che hanno già normative più avanzate, come la Lombardia, da anni in prima linea nella lotta al gioco d'azzardo. A preoccupare anche l'ipotesi di introdurre macchine di nuova generazione in bar e tabaccai, purché abbiano sale dedicate: così la consistenza delle puntate aumenterebbe, con il rischio di perdere somme più importanti nel giro di poche giocate.

La Lombardia ha una legge, votata all'unanimità nell'ottobre 2013, che vieta la presenza di sale gioco e slot machines nel raggio di 500 metri da luoghi sensibili come scuole, chiese, oratori, ospedali, centri di aggregazione e per anziani. In base alla normativa, non si possono installare slot nuove e le concessioni, quando scadono, non possono essere rinnovate. Secondo le previsioni di Palazzo Lombardia, nella città di Milano ciò significa che nel giro di 5 o 6 anni non ci sarebbero più slot entro i 500 metri dai luoghi sensibili.

La proposta del governo, però, distingue gli esercizi di tipo «A» dagli esercizi di tipo «B», concedendo maglie più larghe e anzi una specie di «liberi tutti» agli esercizi di tipo «A», ovvero quelli che dedicano un locale apposito al gioco d'azzardo, e concentrando la riduzione ai soli esercizi che non hanno locali chiusi dedicati al gioco. Al contrario, i 500 metri di distanza della Lombardia valgono per ogni genere di sala.

Preoccupata l'assessore Viviana Beccalossi, delegata della giunta regionale nel contrasto al gioco d'azzardo: «È necessario verificare la legge perché serve maggiore vigilanza su orari e distanze, oltre che il rispetto dell'autonomia degli enti locali. Il timore, a pensar male, è addirittura che si faccia finta di ridurre le macchinette. Giovedì prossimo sarò là a presidiare». Duro Luciano Gualzetti, vicepresidente della Consulta nazionale antiusura e presidente della Fondazione San Bernardino, istituita dai vescovi lombardi per aiutare i cittadini gravemente indebitati. «Sul gioco d'azzardo - dice Gualzetti - il governo propone rimedi peggiori del male. Si sottovalutano i costi sociali. L'errore è culturale: si pensa che il gioco sia in fondo solo un'attività ricreativa mentre, soprattutto tra i più deboli, genera dipendenza e spesso diventa una malattia». Per la sola Lombardia il governo ha stanziato 8,2 milioni di euro per prevenzione e cura della ludopatia. Ma il gettito miliardario delle puntate è tale da rischiare di far dimenticare l'entità dell'allarme. «Sono fiducioso che il rinvio richiesto servirà agli approfondimenti conclusivi» si è mostrato disponibile Pier Paolo Baretta, sottosegretario all'Economia con delega ai giochi. L'appuntamento è per giovedì prossimo.