L'uomo di fiducia di Pisapia: «La forza gentile non basta»

«Caro Pisapia, forse la “forza gentile” non basta». È qualcosa di più di un consiglio quello che arriva da Luca Beltrami Gadola, architetto, uomo di riferimento del sindaco nel cda dell'Aler, consulente nella commissione anti mafia di Palazzo Marino e collaboratore di Repubblica. Un uomo che sta dalla parte arancione, insomma, ma che pur stando dentro e a fianco, non tratteggia tutto quello che vede con utopico ottimismo. Lo ha fatto mercoledì dalle pagine del suo settimanale on line «ArcipelagoMilano», di cui lui è direttore. Il punto di partenza per la sua analisi è stata la questione degli olmi di via Mac Mahon. «Non si sa bene come vada a finire - scrive - ma se la soluzione è abbattere “solo” le piante malate non capisco che diavolo di soluzione sia: non c'è niente di peggio che l'aspetto di un viale alberato con una sua simmetria e un suo canocchiale di verde orbato qua e là di qualche pianta. Bisogna tagliare avendo già in mente quale sarà il disegno successivo che, ovviamente non può essere solo la messa a dimora nello stesso posto di piante giovani che a lungo andare con le loro radici riproporrebbero il problema. Era tutto inevitabile?» si chiede Gadola che risponde: «No. Se interpellate un qualunque agronomo vi dirà che le dimensioni delle radici sono proporzionate alla chioma e che si fosse provveduto ad attente potature annuali oggi non ci troveremmo nei pasticci». Quello che è stato deciso lo definisce «un rimediotto, alla milanese». Gli alberi in città vanno trattati come dei grandi «bonsai», la manutenzione è fondamentale. «Certo, costa caro, ma a lungo andare meno della rimozione dei binari o della risistemazione dei marciapiedi - continua l'architetto - Dunque chi aveva in cura il verde poteva benissimo prevedere quel che è successo ma non ha provveduto: i binari del tram non sono cosa sua. Non sono cosa sua i cordoli dei marciapiedi che hanno lo stesso destino dei binari del tram. Non sono cosa sua i sottoservizi – fognature, tubi del gas, acquedotto, cavi elettrici e telefonici, fibra ottica – che passano vicino alle radici delle piante. È stato sempre così? Non lo so ma non credo». La sua analisi ripercorre idee e progetti legati al verde cittadino e quelle che definisce anche vere «follie»: «Vi ricordate la 500 con dentro un albero ideata da Fabio Novembre?». Passa in rassegna «la grande idea dei vasi in Vittor Pisani», gli alberi di Abbado e anche quelli di piazza Duomo, il restyling di piazza Duca D'Aosta «dove - dice - gli invasi destinati agli alberi venivano riempiti per metà di macerie edili e solo in superficie di terra di coltura. E oggi?» Cambiato tutto? «Di recente - scrive - nel rialzare i marciapiedi ho visto ricoprire il colletto delle piante, la parte che separa le radici dal tronco: si ammaleranno. Potrei allungare gli esempi, non solo riguardo al verde ma il verde milanese e l'arredo urbano in generale sono la spia di un'amministrazione a dir poco scoordinata nelle sue articolazioni». È critico sulla gestione del verde che nelle «nuove progettazioni dovrebbe viaggiare in collaborazione con Amsa, Atm e anche chi si occupa della gestione del sottosuolo». Ma anche su quella dell'arredo urbano, «una selva, spesso inutile con pali dimenticati, storti, arredi diversi uno dall'altro come i vari dehors dei locali». Così come manca un riordino del sottosuolo. «Recentemente dice è stato approvato il piano dei servizi del sottosuolo. Ma a chi compete la sorveglianza perché quel che è scritto segua la realtà?». A questa domanda non da risposta. Ma segue altro punto interrogativo: «A chi spetta il coordinamento del tutto?». In sintesi «quello che manca - spiega Beltrami Gadola - è una visione complessiva dei problemi della città, ogni assessore si occupa della propria partita senza guardare all'insieme». O per dargli un'immagine più definita «una brava padrona di casa che ha sotto controllo tutta la situazione». «Unica cosa che va in questa direzione a suo parere è Expo «invece andrebbe fatto non solo per Expo, ma per Milano, per i milanesi. Per tutti noi».