L'uomo del parco pagato con un biliardino

Se Milano è una metro - poli, il «Circolo dei talenti» recupera a metro zero il senso di una «polis» che sgambetta solenne dal passato. Il 27 dicembre 2012 Raffaele Tizi arriva terzo in un bando comunale con la sua associazione Antigua onlus. I primi due, tra cui un cinese, rifiutano, così Tizi s'appropria di uno spazio nel parco ad Abbiategrasso che pare l'aia di un film di Pupi Avati, sotto un alto tetto di mattoni rossi sostenuto da pilastri dello stesso fascino. E' strano Raffaele Tizi, quarant'anni, già vincitore di un Ambrogino d'oro, come ancora più strano è ciò che fa lottando contro vicini di giungla evidenti, ma anche lontani e celati, eppure ingombranti.
Cosa fa, Tizi? «L'educatore» dice davanti ad un bicchiere d'acqua e menta, tra mamme che insegnano breakdance e universitari seduti intorno a tavoloni in legno, portatile aperto e goti di spuma. Maglietta sudata, pantaloncini corti, il carisma d'educatore di questo ragazzone fonda radice nel senso della parola «educare», condurre fuori dall'interno dell'uomo il talento.
«Ho lavorato dieci anni nella parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa - continua - con padre Eugenio Brambilla, ma non sono credente. Mi definisco agnostico. I valori di un uomo non dipendono dalla religione, sono assoluti. Ci tengo a sottolineare che questo non è il circolo dei compagni. Per settembre ho ricevuto una richiesta da Lega e M5S per le loro feste. Se la politica deve e vuole tornare in mezzo alla gente, questo è il posto giusto».
C'è un'espressione che ricorre oggi: osservatorio d'analisi permanente. Gli occhi verdi di Tizi sono questo: osservano permanentemente cosa cerca una persona e mettono in moto un meccanismo di incontri, perché il motto di quest'uomo è: «Ognuno di noi ha un talento. E allora cosa si deve fare? Riempire gli spazi vuoti, sia quelli interni all'animo umano, sia quelli esterni nelle aeree abbandonate della città».
C'è un signore che vuole scrivere un libro sulla Baia del Re, ma è alla ricerca di storie. Al «Circolo dei Talenti» ha conosciuto, e come si può ben comprendere non per caso, un altro signore che è una miniera di vecchi racconti. Il libro è stato scritto.
Qui avvengono i riti di purificazione induisti, oppure i mercatini delle pulci per pulcini, ovvero bimbi.
Ma lei, caro Raffaele, cosa ci guadagna? «A chi si presenta da me con una richiesta, dico: metti quanto puoi in busta bianca e anonima. Vuoi mettere un euro, metti un euro. Vuoi metterne cento, mettine cento. Le assicuro che funziona».
Signore, crede nella Provvidenza di manzoniana memoria? Sorride. «Sì», risponde. Di recente al Circolo dei Talenti si è sposato un imprenditore milanese. Doni? Tavoli da pranzo, un tavolo da ping pong, un biliardino.
Cosa offrono le mamme che grazie al Circolo stanno fondando un'associazione di donne che subiscono mobbing perché lavoratrici con quattro o cinque figli? E chi può dirlo, nemmeno l'animatore educante in servizio permanente del Circolo può dirlo. Cosa può dire, invece, Tizi? «Una cosa sola. I buoni esistono e salveranno il mondo».