Macao fa l’assemblea per parlare alla città: si presentano in due

Sono finiti i bei tempi della Torre Galfa per gli artistoidi di Macao. Quando bastava un messaggio su Facebook per radunare in mezz’ora centinaia di persone. L’«audience» ha subito un picco irrecuperabile. E se qualche settimana fa parecchi milanesi correvano in sostegno degli occupanti con viveri, acqua, martelli o brandine, ora non si presentano nemmeno all’assemblea collettiva convocata nelle sale dell’ex Macello di via Molise. «É l’effetto partita, gioca l’Italia» commenta qualcuno. No, è qualcosa di più. La città si è stufata di dar corda a un gruppo di idealisti che si permette perfino di rifiutare le proposte avanzate dal sindaco. E così l’incontro di Macao aperto alla città si trasforma in un parlarsi addosso. «Vi presentiamo i nostri gruppi di lavoro» comincia la riunione. Ma a chi? Un gruppo si presenta all’altro. E ai due (ma davvero due) vicini di casa che si sono presentati all’assemblea. I non habitué della palazzina occupata si contano su una mano. «Prego, entrate pure - fanno gli onori di casa quelli di Macao - Potete anche fare un giro al piano di sopra, non c’è nessun problema». Tante grazie, il Macello non è vostro, verrebbe da rispondere.
La spavalderia di Macao comincia a infastidire anche le istituzioni. A questo punto anche l’assessore alla Cultura Stefano Boeri comincia a scocciarsi. Ma da qui a fare la voce grossa con gli amici di Macao ne corre. «Era importante trovare uno spazio per tutte le energie della città, questo insistere invece su uno spazio solo per Macao è un segnale molto più debole». Detto questo, resta valida l’offerta dell’ex Ansaldo di Milano, che sarà pronto a luglio. Ritinteggiato di fresco per i sovversivi. Gli abusivi per ora fanno gli schizzinosi, a loro piace più scavalcare un cancello chiuso anziché varcarne uno aperto. «L’ex Ansaldo - rilancia tuttavia Boeri - si può usare in modo nuovo e può essere un grande guadagno per la città. Mi auguro quelli di Macao capiscano che quella può essere anche la loro casa».
Ma i lavoratori della cultura non sembrano pensare a un trasloco. Tutt’altro. Non solo si presentano ai vicini di casa del quartiere ma alzano le spalle di fronte alla denuncia per occupazione del suolo pubblico da parte della Sogemi. «È solo un atto d’ufficio - rispondono spavaldi - e sinceramente non è la nostra prima preoccupazione». Nessuno ha intenzione di schiodare: le giornate scorrono tra pulizie e ristrutturazioni fai da te per rendere più accogliente lo spazio. Non solo. Nei prossimi giorni verrà anche organizzata una conferenza stampa per illustrare gli obiettivi di quello che vorrebbe trasformarsi nel «nuovo centro per l’arte e la cultura a Milano».
Ieri qualcuno ha tagliato alcune tubature dell’acqua per fare un dispetto ai vicini poco graditi. Ma il danno si è esteso a parecchi edifici del quartiere che, nel primo giorno più caldo dell’estate, sono rimasti con i rubinetti a secco. La convivenza sembra meno scomodo rispetto all’invasione della piazza di fronte al grattacielo di Ligresti, ma evidentemente in parecchi cominciano a essere infastiditi.
Intanto quelli di Macao costruiscono il loro mondo ideale. E, per carità, le idee ci sono e sono interessanti: ma tutto è fatto di parole astratte. Partecipazione, autorganizzazione, cambiamento, bene comune. I tavoli di lavoro non hanno un referente e non esiste un capo che coordini le attività. Si vuole in tutti i modi evitare l’effetto «Animal farm». E si parla di democrazia. In un luogo occupato abusivamente.
Commenti

moris136

Mar, 19/06/2012 - 12:09

dipositivo, forse i milanesi iniziano a capire che fine ha fatto la milano da bere.

moris136

Mar, 19/06/2012 - 12:09

dipositivo, forse i milanesi iniziano a capire che fine ha fatto la milano da bere.