Mafia, manette più difficili: la Boccassini convoca il pool

Il pool antimafia della Procura corre ai ripari dopo la svolta garantista imposta dalla Corte Costituzionale, che ha cancellato il carcere obbligatorio per chi è accusato di aiutare i clan del crimine organizzato. Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini ha convocato per giovedì prossimo una riunione del suo pool per decidere la nuova linea da seguire nei confronti della «zona grigia» delle cosche.
In base ad una legge del 2009, gli indagati per reati commessi con modalità mafiose o per agevolare le organizzazioni mafiose andavano colpiti durante le indagini preliminari con il carcere preventivo come unica misura possibile. Era una norma di tipo «emergenziale», che è stata ampiamente impiegata in questi anni dalla procura milanese. Di fatto, esonerava i pm da giustificare con elementi concreti la richiesta di spedire in carcere i fiancheggiatori dei clan. Ora invece dovranno essere indicati caso per caso i motivi che impediscono di utilizzare misure meno drastiche, come gli arresti domiciliari.
Il carcere obbligatorio era già stato cancellato dalla Corte Costituzionale per i reati di violenza sessuale, omicidio e organizzazione dell'immigrazione clandestina. Anche per le indagini antimafia, dice la Consulta, vale il principio del «minore sacrificio necessario».