Maglie di calcio cucite da schiavi cinesi

Drammatiche le condizioni igieniche: cibo accatastato e un solo ventilatore per tutti

Qualcosa di molto vicino all’inferno sulla terra, quasi sicuramente altrettanto cocente e sporco. Ecco come si presentavano i due capannoni nei quali, mercoledì sera, i carabinieri della compagnia di Monza, poco lontano dalla rotonda di piazza Podgora, hanno trovato due laboratori clandestini di maglieria e indumenti sportivi prodotti con i colori e gli stemmi dei club calcistici nazionali e internazionali più noti, naturalmente contraffatti.
Tuttavia il reato di maggiore portata commesso dai quattro cinesi (due coppie di coniugi), tutti con regolare permesso di lavoro in Italia e che gestivano l’attività in due stabili industriali di circa 150 metri quadrati ciascuno, non è certo quello di essersi fatti trovare con oltre 4mila capi di maglie e tute «taroccate» di Inter, Milan, Juventus, Chelsea o Real Madrid, ma piuttosto di aver tenuto letteralmente segregati in condizioni igieniche inesistenti e immersi nella canicola, 25 moderni «schiavi».
Sì, 25 connazionali costretti a lavorare giorno e notte, interrompendosi solo per mangiare qualcosa, tra gli avanzi di cibo accatastati un po’ ovunque, e dormire un po’, giusto per non svenire dopo 14 ore di lavoro consecutivo. Tutto questo, a pochi passi dalle macchine (usate per produrre 500 capi d’abbigliamento ogni 24 ore) e sopra giacigli di fortuna ricavati in sorte di loculi cimiteriali, spazi non più alti di due metri e non più larghi di un metro e cinquanta. «Che chiamare fornaci non sarebbe del tutto inappropriato visto che là dentro, con appena un piccolo ventilatore a disposizione, quei poveretti riuscivano a malapena a respirare».
Le due coppie sono state denunciate a piede libero per lo sfruttamento dei loro connazionali. Quanto ai 25 lavoratori trovati nei due capannoni, tre di loro sono stati arrestati per non avere abbandonato l’Italia dopo che avevano già ricevuto un decreto di espulsione, altri dodici hanno visto avviate le procedure per la loro espulsione dal Paese mentre in dieci sono risultati regolari.
I militari di Monza - coordinati nella loro operazione dal pubblico ministero della Procura locale Donata Costa - si erano accorti che, intorno a piazza Podgora, da un po’ di tempo c’erano una serie di movimenti sospetti, in particolare molte persone e tanti mezzi mai visti prima che raggiungevano quegli strani capannoni industriali con i vetri oscurati. Anche il fortissimo odore di cibo, persino a notte inoltrata, aveva spinto gli investigatori a controllare l’area e a identificare un cinese risultato avere precedenti specifici per sfruttamento del lavoro nero.