Malagò (Coni): «Non tifiamo per Roma» La Regione spinge sul proprietario dell'Inter

La partita per ospitare le Olimpiadi si era riaperta ieri mattina quasi con una provocazione. «Se i nuovi proprietari dell'Inter vogliono costruire un nuovo stadio ben venga: facciano però un impianto olimpico in modo che Milano possa correre per la candidatura delle Olimpiadi 2024». L'assessore regionale allo Sport Antonio Rossi lancia la palla ai magnati Thorir, che diventando i proprietari del club nerazzurro potrebbero lanciarsi anche nella costruzione del nuovo stadio tante volte annunciata. Ma il derby Milano-Roma per il 2024 ha tenuto banco tutto il giorno, segno che non è affatto chiuso a favore della Capitale. Insiste Il governatore Roberto Maroni ieri in trasferta al Golf Torino La Mandria, dove è in corso l'Open Italia, e arruola anche il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota per convincere il presidente del Coni. A Fiano Torinese infatti è presente anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, che nelle settimane scorse aveva quasi chiuso sulla candidatura italiana di Roma. Ma dopo il faccia a faccia con i governatori apre: «Sono romano fino al midollo ma l'unica cosa che mi interessa è portare un giorno le Olimpiadi nel mio Paese. Nessun discorso di campanilismo, non andremmo da nessuna parte e faremmo una guerra tra i poveri. Deve vincere la città che ha le maggiori peculiarità». Quando gli viene chiesto se in questo momento sia in vantaggio più Roma o Milano, non si schiera: «Fino al 3 ottobre aspettiamo. Ci sarà un incontro da Pisapia con il sindaco Ignazio Marino e Maroni. Da parte mia non c'è alcun pregiudizio». Soddisfatto Maroni: «Apprezzo l'atteggiamento laico di Malagò e spero di convincerlo». L'area dell'Expo 2015 è «il valore aggiunto» rispetto a Roma. Fa pressing Cota, «l'evento avrebbe ricadute anche sul Piemonte». Anche se nalagò chiude ad un eventuale ticket Milano-Torino per gli impianti. Ancora toni distensivi da Pisapia, «la cosa più importante è si ragioni con responsabilità: non possiamo mettere in competizione due città italiane con il rischio che perda l'Italia».