Il manager Rolex: «La lettera al premier non era per pubblicità»

Pentito ma non troppo. L'amministratore delegato di Rolex, Giampaolo Marini, torna sul caso della lettera aperta indirizzata al premier Matteo Renzi e ad altri politici dopo gli atti vandalici a Milano del primo maggio. In quell'occasione il leader del Pd aveva definito i black-bloc «figli di papà con il Rolex al polso». Un binomio inaccettabile per lo storico marchio di orologi che, offesissimo, aveva risposto per le rime comprando intere pagine dei quotidiani. E suscitando anche parecchie critiche. In tanti infatti avevano pensato fosse semplicemente una mossa pubblicitaria di cattivo gusto. Ed ora anche Marini ammette: «Col senno di poi, visto anche il turbamento creato da quella lettera, oggi ci penseremmo due volte prima di inviarla. Magari ne manderemmo una privata. Ma poi, a ben pensarci, chissà dove finisce. Comunque non ci aspettavamo una lettera di scuse. Ci sarebbe solo piaciuto sentirci dire “ci dispiace che ve la siate presa” - spiega l'ad della Rolex a margine della cerimonia di inaugurazione del padiglione Svizzera ad Expo - mentre qualcuno si è limitato a dire che cercavamo pubblicità. No, non è questo il genere di pubblicità che cerchiamo». L'amministratore delegato ne fa semplicemente una questione di buona educazione. Che Renzi non ha mostrato ignorando le critiche.

«Ci siamo sentiti in dovere perché ritengo che se i giornalisti hanno diritto di cronaca e possono parlare, magari anche a sproposito, di eventi legati al nostro marchio, gli organi istituzionali invece dovrebbero misurare le parole e pensare, prima di fare associazioni».