Marò, l'India fa festa tra urla e assenze

La lunga prigionia e la pena di morte che incombe sui marò Massimiliano Girone e Salvatore Latorre ha scosso Milano. Le manifestazioni organizzate per chiedere la liberazione dei nostri militari hanno stretto in un'atmosfera spettrale il ricevimento di palazzo Clerici dato per celebrare la festa nazionale della Repubblica Indiana. Fumo acre dei fumogeni, forze dell'ordine ovunque a bloccare strade deserte e transennate intorno al portone varcato alla fine da non molti invitati. Ma imboccato a sorpresa dal deputato di Fratelli d'Italia Ignazio La Russa e dall'europarlamentare Carlo Fidanza che hanno chiesto di parlare con il console indiano. Vittima lui stesso, all'arrivo, dei rigidissimi controlli della questura, a testimonianza di quanto il clima fosse teso e di come se a contestare non sono i no global, il pugno delle forze dell'ordine è sempre più duro. La Russa e Fidanza sono stati accolti con cortesia dal diplomatico a cui hanno fatto presente quanto fosse «inopportuno festeggiare mentre i nostri soldati sono ancora prigionieri». Poi hanno lasciato la sala gridando «vergogna, vergogna». Soprattutto, dice Fidanza, «verso gli italiani che ci hanno detto di avere affari importanti in India. Una spiegazione che abbiamo detto loro non essere sufficiente di fronte alla gravità del comportamento del governo indiano». Per La Russa «i marò sono stati sacrificati sul tavolo dell'ignavia politica. I nostri soldati vanno bene per partecipare a missioni di pace, ma non per essere salvati». E l'ex ministro della Difese chiede di «interrompere i rapporti con l'India».
Una protesta che sta conquistando sempre di più le coscienze. «Alcuni italiani non si arrendono», era il mega striscione srotolato in piazza Cordusio da un centinaio di attivisti di Casa Pound scesi in piazza con le bandiere tricolore e senza altri simboli. Così come senza le loro insegne, ma solo con le bandiere d'Italia si sono schierati di fronte i militanti di Forza nuova. E così mentre nei saloni affrescati si beveva l'aperitivo, alla fine sono state ben cinque le manifestazioni hanno cinto d'assedio il palazzo dei festeggiamenti. Perché oltre a Fratelli d'Italia con Riccardo De Corato, Paola Frassinetti, Marco Osnato e Roberta Capotosti, Casa Pound e Forza nuova, in strada è sceso anche il coordinamento cittadino di Forza Italia guidato da Giulio Gallera. A completare la lista, anche un corteo dei «forconi» del Comitato Nove dicembre arrivati dal Veneto e di cui facevano parte anche alcuni marò. In mano le bandiere della Sererenissima e quella della «Brigata Bragadin» e del «Presidio Monselice».
Assenti al ricevimento politici e amministratori italiani che dopo il gran rifiuto del presidente della Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi hanno preferito rinunciare. Lo hanno fatto il governatore Roberto Maroni e il presidente della Provincia Guido Podestà. Anche il sindaco Giuliano Pisapia, ma ha avuto bisogno di precisare che la sua assenza era dovuta a precedenti impegni e non a una protesta nei confronti del governo indiano. «Grave che la polizia ci abbia bloccato - protesta il presidente Allevi - Avrei voluto guardare in faccia quegli italiani che hanno avuto il coraggio di far festa».