Marcia dei 30mila per la scuola libera

Un mare di ragazzi. Oltre trentamila hanno attraversato la città per la 32esima edizione della marcia «Andemm al Domm» e sono stati ricevuti sul sagrato della cattedrale dall'arcivescovo Angelo Scola con tanto di pettorale. Una festa. Una bella mattinata di sole che una ventina di ragazzi della rete studentesca (19 per la precisione) hanno cercato di offuscare accendendo fumogeni arrampicati sulla statua di Vittorio Emanuele.
Giusto il tempo di recitare a memoria qualche slogan e appendere uno striscione con la scritta «Senza oneri per lo Stato». E poi fine delle trasmissioni. Oggetto del contendere è quello di sempre: la «guerra» tra scuola pubblica e scuola cattolica. Che a sentire l'arcivescovo di Milano proprio guerra non è, anzi. «Anche le scuole cristiane sono pubbliche - ha detto Scola -. Ci abbiamo messo tanto tempo a far passare questo concetto, e l'aggettivo “paritario” che si utilizza non mi sta bene, è troppo poco». Il cardinale ha ricordato il ruolo della scuola cattolica e il sua stretto legame con le famiglie e la «famiglia» che poi era il tema della marcia promossa dalle associazioni e dalla Diocesi di Milano. «Attraverso l'amicizia tra voi - ha continuato Scola - attraverso il rapporto che costruite con i professori e ciò che raccontate della scuola una volta tornati a casa, vi educate. Cioè crescete. Per crescere bisogna incontrare ogni giorno qualcosa di bello che dà gioia. Vi chiedo allora di comunicare questa gioia a tutti, anche fuori dalla scuola, nelle città, negli oratori. So bene che la scuola implica anche un po' di sacrificio. Pensate ai sacrifici che compiono i vostri genitori per farvi felici ed essere felici». E poi una riflessione che è sembrata diretta soprattutto ai tanti adulti che affollavano piazza Duomo, genitori e insegnanti: «È evidente a tutti che la famiglia e la scuola sono grandi risorse per ogni epoca della storia e in particolare adesso, nel travagliato inizio del millennio - ha detto il cardinale -. La libertà è però la condizione affinché famiglia e scuola possano incidere nella società attraverso educazione. Cosa chiediamo tutti gli anni con questa bellissima marcia? Non chiediamo la luna, ma di educare alla libertà restituendo alle famiglie, ai genitori, la responsabilità dell'educazione dei figli almeno fino alla loro maggiore età. Abbiamo impiegato anni perché fosse riconosciuto il concetto di scuola pubblica paritaria. Ci abbiamo messo tanto a spiegare che le scuole paritarie sono pubbliche, semplicemente perché il sociale è pubblico. Auspichiamo dunque che anche in Italia ci sia una libertà di proposta scolastica, garantita dalle istituzioni responsabili. Queste realtà governino la scuola, ma non pretendano di gestirla. Lascino la libera scelta alle famiglie e al popolo».