Marciare divisi e colpire uniti Ecco lo schema di Forza Italia

Domani la manifestazione per lanciare la campagna su Milano Gli azzurri citano Mao per dire: «Alleati a Ncd, ma no a fusioni»

«Marciare divisi per colpire uniti» dice Claudio Pedrazzini, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, presentando la manifestazione azzurra di domani all'Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli. Obiettivo della giornata organizzata dalla coordinatrice regionale Mariastella Gelmini è dare il via alla campagna elettorale per Palazzo Marino. Il luogo scelto e il titolo, «Lombardia Forza d'Italia», sono già un programma: ovvero sottolineare come a Milano il modello che Forza Italia intende proporre è l'alleanza di centrodestra che è alla guida della Regione: Forza Italia, Ncd, Popolari, Fratelli d'Italia, Lega.

Un'alleanza senza federazioni o fusioni, dicono però gli azzurri. Lo dichiara Pedrazzini e insiste Pietro Tatarella, capogruppo in consiglio comunale: «Non vogliamo che Ncd pensi a una lista unica con Forza Italia, tipo Popolari europei per Milano, in cui mettere i propri candidati ed evitare così di contarsi. È corretto chiedere il giudizio degli elettori su ciascun partito».

Così «marciare divisi per colpire uniti», celebre frase di Mao Tse Tung, adesso si applica alle relazioni in divenire tra gli alleati di centrodestra in vista delle comunali di Milano 2016. Data lontana, certamente, ma resa vicinissima dall'addio anticipato del sindaco Giuliano Pisapia, dimissionario fino al voto. Forza Italia sta studiando la strategia per avvicinarsi alle elezioni amministrative. E una delle vie che viene considerata più praticabile è usare le elezioni regionali di primavera come «primarie» in cui i partiti potranno contarsi, verificare nei fatti la propria forza elettorale e così passare alla fase successiva. Ovvero scegliere il miglior candidato per Milano. Senza escludere le primarie, che piacciono al leghista Matteo Salvini, ma anche senza sponsorizzarle troppo: non fanno parte dello stile di Forza Italia, a meno che non si rendano necessarie.

Giulio Gallera, segretario cittadino e tra i possibili candidati, ipotizza che si arriverà a parlare di «facce» in autunno. Al momento si concentra sugli insuccessi della sinistra: parla di «sondaggi così disastrosi in mano a Pisapia da non volersi ripresentare». E sottolinea come secondo lui siano da considerare un giudizio negativo non sull'uomo Pisapia ma sull'operato della sua giunta. Un modo di sbarrare la strada a candidature di assessori che volessero ereditare la poltrona di sindaco: «Gli assessori sono responsabili di questo insuccesso. Ognuno di loro ha tatuato un insuccesso sulla pelle: Maran il traffico, Granelli la sicurezza, Majorino le moschee...».

Quel che accomuna gli azzurri di Palazzo Lombardia e Palazzo Marino (presenti Andrea Mascaretti e Marco Valerio Bove) è la convinzione che «l'alleanza che governa in Lombardia è il modello per liberare Milano», come dice Tatarella. È ancora lui, Tatarella, a parlare di divisioni interne al Pd. Ed è lui a bocciare ipotesi della società civile o candidati trasversali: «Il Pd continua a tirare per la giacca Giuseppe Sala. Noi siamo stati responsabili verso il commissario Expo e non l'abbiamo messo in difficoltà. Ma, che sia Sala o un altro, non può esistere un candidato sindaco adatto a tutti gli schieramenti». Una bocciatura dell'«uomo della società civile» che però non trova tutti d'accordo in Forza Italia.