Maroni accusa Pisapia «Vuole solo le poltrone»

Il bon ton istituzionale è finito. Le società partecipate stanno diventando un ring per sindaco e governatore, finora hanno camminato con i piedi di piombo, dosando le parole per evitare che una di troppo facesse franare probabili accordi, ora siamo ai pugni in faccia. Il botta e risposta a distanza ieri è partito sul tema della fusione tra Atm (del Comune) e Trenord (della Regione). «Il progetto del Pirellone non ci convince affatto - attacca Giuliano Pisapia - perchè prevede che il Comune metta a disposizione della holding il 100% di Atm Servizi avendo solo un terzo della governance dell'ipotetica futura azienda, per noi sarebbe in perdita». Roberto Maroni è «dispiaciuto» per il no, ma la lettura dei fatti è diversa: «La nostra proposta rimane più che ragionevole e a me sta a cuore la qualità del servizio, che migliorerebbe sicuramente. Avremmo un player di livello europeo per il trasporto lombardo, dal ferro alla gomma - sintetizza-. Io non sono interessato ad avere un uomo in più o in meno o alle quote. Tutte cose che invece ho impressione interessino molto a Pisapia». Dal sistema di trasporto alla gestione del patrimonio edilizio popolare, lo show si ripete. Anche qui, dopo mesi di trattative sembra arrivata ad un binario morto l'ipotesi di creare una nuova società per gestire le case Erp di Milano oggi affidate ad Aler. Palazzo Martino ha presentato a Maroni uno studio per creare una newco di proprietà sia comunale sia regionale, secondo Pisapia «ci vuole un cambiamento totale» e con la nuova società «potremmo gestire in parità di rapporti le case popolari». Ma il governatore anche qui smonta l'impianto del Comune, «un progetto a prima vista non soddisfacente perchè aumenta i costi e non li diminuisce» comunque «stiamo valutando ed entro il 31 marzo darò una risposta, mi auguro ci siano gli spazi per fare una cosa innovativa e utile, altrimenti rimane la convenzione che c'è», ossia quella in essere con Aler, in scadenza proprio all'ultimo del mese.
Ma ieri il tema delle partecipate ha creato agitazione anche nelle stanze di Palazzo Marino. Il sindaco ha chiesto di incontrare i capigruppo per importanti comunicazioni su A2a. Comune di Milano e Brescia hanno deciso di vendere insieme il 5% della società, obiettivo incamerare quasi 130 milioni di euro (68 sono destinati a Milano). L'advisor Mittel (scelto con gara al ribasso e contestato per conflitto di interessi dal centrodestra) ha indicato una strada diversa dall'asta pubblica per velocizzare l'operazione ed evitare il rischio di gara deserta: vendita entro il 19 maggio scegliendo la procedura Abb (Accelerated book building), la vendita a banche ed attori istituzionali attraverso un collocatore scelto con bando pubblico (a cui andrebbe l'1-1,5% del valore). Forza Italia, Lega e Fdi alzano i paletti: «Per noi l'unica via possibile è l'asta pubblica, garantisce la massima trasparenza e guadagni». Ricordano il ricorso dell'Ulivo e dell'allora consigliere di opposizione Basilio Rizzo contro l'Abb previsto con la vendita Aem, nell'era Albertini. Ma oggi il presidente dell'aula Rizzo si sente garantito e anzi spera «che si faccia avanti Fondazione Cariplo per acquistare l'intero pacchetto», ipotesi circolata già mesi fa. Nonostante infine i verbali usciti in questi giorni sulla vendita delle quote Sea a F2i alimentino sospetto sul ruolo giocato dall'ex assessore al Bilancio Bruno Tabacci, il sindaco ha bocciato la richiesta dell'opposizione di riferire in aula.