Maroni: «Eccellenza Lombardia Taglierò tutto, ma non la sanità»

Per la Fondazione Irccs Cà Granda sarà «il più grande e moderno pronto soccorso pubblico». Inaugurazione ieri insieme al Dipartimento di emergenza e urgenza dopo una vicenda cominciata nel 2007 e complicata anche dall'attenzione della Soprintendenza archeologica sull'area storica su cui sorge un ospedale tra i più antichi, nato nel 1456 per volere di Francesco Sforza. Davanti al governatore Roberto Maroni, all'assessore alla Salute Mario Mantovani e all'arcivescovo Angelo Scola, il direttore generale Luigi Macchi ha detto che «un pronto soccorso che sia davvero pronto ed efficiente è imprescindibile per la sanità pubblica e quello che inauguriamo è esattamente ciò che serve per migliorare l'assistenza ai cittadini». Il nuovo Dipartimento di emergenza raggruppa più specialità e amplia le competenze: nel nuovo edificio l'area di pronto soccorso con letti per l'osservazione dei malati in attesa di ricovero, ambulatori e blocco radiologico, terapia intensiva da 12 posti letto (6 già pronti e 6 con la consegna del blocco operatorio), blocco operatorio con 4 sale chirurgiche, degenze per 92 posti letto (46 per l'area medica e 46 per la chirurgica) e studi medici. Collegamenti con i Padiglioni, integrazione con il monoblocco del Nuovo ospedale e dal 2016 integrazione anche con il Pronto soccorso pediatrico della clinica De Marchi. Mutuo della Fondazione per 23 milioni di euro e 17,2 raccolti dalla vendita degli stabili di viale Montello 6 e via Canonica 77, ex fortino della 'ndrangheta liberato nel 2012 da un'operazione congiunta di Policlinico, Aler, Procura, Comune e forze dell'ordine e parte del tesoro da 800 milioni frutto di cinquecento anni di mecenatismo. Altri 7 mln stanziati dal ministero della Salute, 4,8 dalla Regione e 3 dalla Fondazione. Per Maroni «dopo l'inaugurazione della Casa pediatrica al Fatebenefratelli, un'altra giornata felice per la sanità che conferma l'eccellenza della Lombardia nonostante i tagli che del governo: per mantenere questi standard taglieremo altro, ma mai il socio-sanitario». Da Mantovani l'augurio che «da questo ospedale parta la riforma della salute lombarda».